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di Anna Maria Polidori 

È stata un successo di pubblico l’inaugurazione della decima mostra Cagli Photo Art 2025 apertasi ieri pomeriggio a Cagli presso il palazzo dei Tiranni-Castracane.  Ricordiamo che la mostra è visibile anche oggi e poi l’1-3-4-10-11-17-18 maggio dalle 16 alle 19.30. Florindo Rilli, fotografo, spiega che sono tornati qui dopo diversi anni. “Il Covid bloccò tutto e decidemmo per altri posti. Adesso siamo felici di aver fatto ritorno nella sede che riteniamo più idonea ad ospitare questa esibizione fotografica. Come ogni anno, il salone principale contiene le opere degli artisti locali, per poi lasciare agli altri ospiti otto sale adiacenti”.

Florindo racconta un po’ di storia del palazzo: “Qui negli anni ’70 c’era il cinema Astra. Avevamo tre cinema a Cagli, l’Excelsior, il Nuovo Excelsior e questo”.

Maurizia Paglioncini ex responsabile dell’ufficio cultura del comune di Cagli racconta, una volta arrivati adiacenti al salone: “Questa, vede era la cappella della famiglia Tiranni e negli anni ’70 in questo salone si faceva cinema. Nella cappella c’erano invece i macchinari. Il Palazzo venne donato secoli fa alla Santa Casa di Loreto, per poi, adesso, essere passato all’Istituto di Sostentamento del Clero, alla Diocesi”.

Nel salone che accoglie le opere dei locali, Maurizia ci fa fare un tuffo nel passato. “C’erano pannelli per l’insonorizzazione. Questo cinema aveva una buona programmazione. Inoltre il salone era dotato di un piccolo palcoscenico che serviva per le rappresentazioni e le recite dei bambini. Ormai da tempo questo palazzo è diventato uno spazio espositivo. Quando ero una ragazzina di 10-12 anni ogni sabato, facevamo qui le adunate dell’Azione Cattolica”.

Il giro per la mostra non scontenterà nessuno, né chi vorrà perdersi in foto suggestive, né, tantomeno, chi amerà riflettere, pensare alla realtà che ci circonda, ai nostri stati d’animo.

Le foto di Massimiliano Martinelli in bianco e nero “parlano” delle distruzioni apportate dal terremoto ad Arquata del Tronto e Visso, ma anche di speranza, di vita che continua. In una, infatti, un solo particolare è a colori: un biliardino, fonte di luce, speranza, gioco e gioia in un’ottica di sofferenza.

Ci spieghi, Martinelli. “Ho fatto il volontario con la protezione civile. Ho ripreso Visso già dopo la seconda scossa. Nelle foto di Arquata del Tronto,  invece, eravamo alla prima scossa. Siccome dovevamo ripristinare la scuola per i ragazzi, perché incombeva l’inizio delle scuole, mi sono trovato in questa situazione qua. Ho fotografato con una macchinetta molto piccola tanto per riprendere com’era”. Ha lasciato il biliardino a colori: “La felicità, la spensieratezza in mezzo a tutte queste macerie. Non ero mai stato in una situazione del genere. Ad Arquata ho fatto dodici campi. Si è instaurato un rapporto molto bello con quelle persone. Capirà: ho avuto modo di parlare con gente che ha perso tutto, casa, figli, cari. C’erano stati diversi morti. Ho immaginato la scena. La sera, prima di andare a dormire, i ragazzini si sono radunati al bar per giocare. Arriva la scossa, butta giù tutto mentre il biliardino rimane lì. Ho voluto lasciargli il colore proprio per rimarcare sentimenti come gioco, spensieratezza, gioia. Il biliardino: un momento per stare insieme, condividere allegria”.

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Mentre Iarno Vantaggi ha creato scatti perfetti di Comacchio, Matteo Fiorucci nota una natura delicata, di una bellezza che chiama “precaria”.

È forte il messaggio lanciato da un fotografo sullo sradicamento sociale che è stato voluto dai governanti di Addis Abeba, capitale etiope: è stato scelto di ripudiare il passato, le sue tradizioni, i  negozi tipici, per una rampante idea di progresso  che, di fatto, ha “cancellato” una parte di popolazione che, con le sue case, i negozi, la tipicità, la testimonianza , era sempre stata lì. Ci arrivano scatti raffinati da Parigi, mentre Florindo Rilli vede nelle labbra un territorio da esplorare.

C’è chi punta il dito, animalista, contro le uccisioni di animali per mangiarne la carne: allora vedremo una stalla dove troverà la morte un vitello, o un ambiente dove viene appeso il maiale per la concia.

Luca Battistelli di Città di Castello, immagina in foto mosse, poco a fuoco, una visita al luna park,   vissuta come fonte di angoscia, solitudine. Insomma: non solamente un luogo di divertimento, ma qualcosa di plumbeo.

Giordano Monacelli non regala solo scatti fantastici delle nuvole, ma soprattutto di Gualdo Tadino, le sue preziosità, la piccola chiesina, i panorami mozzafiato. Gualdo come non l’avevate mai vista.

Un fotografo ha focalizzato l’attenzione sugli spazi che vengono colonizzati dalla natura, una volta abbandonati dall’uomo. Edere, piante infestanti che vogliono esserci per decorare, ridare forma, plasmare. La natura che l’uomo non ama più continua a vivere, più forte e tenace di prima.  Nonostante tutto.

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