Per il classico pugno di dollari. Per di più, ed è quello che fa maggior specie, a saldo di un debito. Il nome Alma Juventus Fano 1906 (bello come nessuno, glorioso e amato come pochi) è stato da ultimo fatto oggetto di vile mercimonio, passando da una mano all’altra in omaggio alla più venale delle transazioni. Inutile fare nomi e cognomi del desolante baratto, ché tutti sanno ormai tutto di tutti. Da tempo. Da sempre. È la sostanza e la gravità del fatto che contano. In definitiva, se c’era da mettere la pietra tombale sulle spoglie mortali del club cittadino, fatto fuori senza tanti scrupoli e sotterrato non da ieri, ecco che il controverso scambio ha provveduto anche a quello. Non c’è proprio limite al peggio, insomma, e quel peggio è passato davanti ai nostri occhi allibiti e quasi rassegnati come una interminabile, logorante via crucis. Ma occorre comunque reagire. Da uomini di sport sappiamo che anche la più cocente delle sconfitte reca in sé i germi di nuove vittorie a venire. Ovviamente, se gestita e metabolizzata nel modo migliore. E allora da un lato è auspicabile che i barricaderos che ancora combattono in nome di Sua Maestà La Nostalgia aprano finalmente occhi e cervello, decidendo alla buon’ora di schierarsi dalla parte della giusta causa. Dall’altro canto, è doveroso e irrinunciabile che il Consorzio ed il Fano Calcio, tra gli altri obiettivi ineludibili che si sono posti sulla strada della rinascita, facciano ogni sforzo utile a riappropriarsi del marchio (e pure dello stemma), a costo di acquisirlo per un ulteriore piatto di lenticchie. Dopotutto, pecunia non olet. Se è vero, ipse dixit, che è a disposizione della città ebbene non ha altro futuro che tornare a disposizione di chi la città vuole onorarla scrivendo una nuova storia. Pulita, seria, credibile. Monda delle troppe infamie patite.
Sandro Candelora






















