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Ammesso, per assurdo, che sia pronto a partire il primo treno turistico (presumibilmente la storica  Aln 668 con 68 posti), grossi problemi nascerebbero già nel capolinea di Fano: difficili le coincidenze se i turisti arrivassero con la Ferrovia Adriatica; difficile anche parcheggiare nelle vicinanze della stazione ferroviaria. Per il viaggio sarebbe molto peggio. A fine 2017 l’Agenzia Nazionale Sicurezza Ferroviaria prescriveva che, in assenza di passaggi a livello, il treno dovesse fermarsi in ogni incrocio con strade pubbliche e private (in totale 97); inoltre, personale qualificato posto ai due lati delle strade dovesse autorizzare il macchinista a ripartire solo se fosse garantita la sicurezza stradale.  Velocità massima 30 km/h; da calcolare inoltre le soste nelle stazioni; in quella di Urbino, trasbordo su un altro mezzo per raggiungere il centro storico. Idem per il ritorno. In pratica, viaggi lunghi e scomodi per appena 68 persone, solo in alcuni giorni l’anno e poco tempo per visitare Urbino. Sarebbe conveniente ripristinare la ferrovia se esistono già autobus che tutto l’anno, più volte al giorno conducono alle porte di Urbino ben più di 68 turisti? Chi spenderebbe centinaia di milioni per un’impresa fallimentare? E, in  effetti, non ci pensa né lo Stato, né RFI, né la Fondazione FS, nessun investitore privato e neanche la Regione che infatti riconosce che un treno non può passare nei vari quartieri. Nel frattempo, per motivi ideologici e convenienza politica, si ostacola un progetto  (ciclovia affiancata da un moderno mezzo di trasporto collettivo) in grado di attirare tantissimi turisti valorizzando un’ex ferrovia abbandonata da decenni e non riutilizzabile. Continuare a promettere la ferrovia turistica (o addirittura commerciale) serve solo a certi politici in cerca del voto di chi ancora crede alle bugie.

Nell’immagine, rifiuti lungo l’ex ferrovia abbandonata

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