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Sostegno al Pride? Non in nome nostro!

Il patrocinio concesso dalla giunta del Comune di Fano al Pride 2025, se le parole e gli atti hanno ancora un significato, rappresenta un elogio a un progetto di società disfunzionale, dove il singolo ha smarrito sia i riferimenti per la propria identità sessuata e sessuale che i fondamenti per autentici legami di coppia, accetta che si infierisca su un corpo sano sottoponendolo a trattamenti farmacologici e chirurgici dalle conseguenze devastanti, sfrutta il corpo femminile vincolandolo a contratti di gestazione per conto terzi, priva i neonati dei legami con uno dei genitori biologici e dell’interazione tra il maschile e il femminile, confonde e turba i delicati equilibri di soggetti la cui personalità è in corso di formazione esponendoli precocemente, in ambito scolastico e ricreativo, a messaggi e figure ambigue e ideologizzate, il tutto mascherandolo come legittima rivendicazione di diritti che in realtà altro non sono che illusioni, falsità e pretese egoistiche. Non si tratta di un quadro pregiudiziale ma semplicemente delle evidenze sbandierate (ormai da tempo) dagli stessi organizzatori e sostenitori dell’iniziativa e accessibili a chiunque avesse dedicato almeno uno sguardo ai contenuti e alle finalità riportate sul sito dedicato. Come se non bastasse, il corto circuito valoriale posto in essere con tale atto viene amplificato dal fatto stesso di essere in aperta contraddizione con la relativa linea politica adottata dal centro-destra nella Regione Marche (e non solo) e dai suoi esponenti di spicco a livello nazionale. La frattura che si è creata con l’elettorato di riferimento non mancherà di produrre degli esiti in vista delle future elezioni regionali, effetti sui quali invitiamo la giunta fanese a riflettere seriamente e in maniera approfondita, senza celarsi dietro a slogan o retoriche generiche sul pluralismo, la parità e la tolleranza (il Manifesto del Pride 2025 pretende infatti di arruolare alla causa arcobaleno e di rappresentare le istanze più disparate e discutibili, dalla critica macroeconomica, alle problematiche migratorie, fino a quello che Papa Francesco aveva lapidariamente definito un “insensato diritto all’aborto”).

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