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di Anna Maria Polidori

“Nel Giardino dei Ciliegi”, spettacolo organizzato dall’associazione teatrale La Pioletta sarà in scena il  4  luglio al teatro comunale di Cagli alle 21.15 per la regia di Sandro FabianiNadia Curzietti con cui parliamo, comincia col dirmi che lo spunto per questo lavoro teatrale è arrivato dal “Giardino dei Ciliegi” di Anton Cechov. Una storia, quella dell’amato scrittore russo che rimarca le mutate condizioni economico-politiche in cui versava la Russia d’allora, con l’ascesa della borghesia ed il tramonto dell’aristocrazia. Il simbolo del giardino dei ciliegi, appunto, abbattuto per far fronte a nuove esigenze, rende l’idea del cambio di mentalità che era in atto. “Abbiamo preso spunto da questa storia, ma non possiamo rivelare troppo”. Nadia come è nato il vostro gruppo? “Credo per l’esigenza di di sviluppare una sensibilità ancor più acuta. Dei soci fondatori siamo rimasti una spicciolata. Volevamo offrire qualcosa di culturalmente buono per la comunità cagliese. I primi anni abbiamo proposto lavori in dialetto, poi siamo andati alla ricerca di maggior innovazione, più crescita. Inoltre, me lo lasci dire, recitare fa un gran bene all’anima. Mettersi nei panni degli altri è terapeutico”. Vogliamo parlare della molteplicità di ruoli che ci sono a teatro? “Un teatro ha un indotto interessante: dalla scrittura al canto per passare alla danza, al coro senza contare le maestranze, come chi cuce ad esempio, un’altra arte”. Parliamo della rappresentazione di venerdì. “Le posso dire che la locandina, che verrà esposta a teatro è stata fatta interamente a mano, in tessuto, pensi. Ogni singola parte”. Chi sono i componenti della Pioletta? “Persone normali, che lavorano e trovano il tempo per riunirsi insieme perché legati tutti dall’amore per la recitazione. Non è facile a volte conciliare gli impegni, però riusciamo ad arrivare sempre fino in fondo”. Non si sono arresi neanche quando il teatro era chiuso. “Abbiamo fatto L’Opera da Tre Soldi nell’ex mattatoio”. Quanti siete in tutto? “Venti persone. Il laboratorio è aperto solo ai maggiorenni. Il più ‘piccolo’ ha un po’ più di 30 anni, poi ci sono diversi sessantenni”. Se dovesse invogliare qualcuno a entrare nel vostro gruppo, che cosa gli direbbe? “Il teatro fa stare bene. Viviamo un grande senso di comunità, ci scambiamo idee. La cosa più bella sono le relazioni che stabiliamo. Probabilmente non avrei mai conosciuto tutte queste persone se non avessimo avuto un interesse in comune. Lo scambio emotivo è una delle esperienze più belle”. Da dove provengono le persone? “Cagli, Acqualagna, Pianello, Serra Sant’Abbondio: abbiamo avuto anche un signore di Scheggia-Pascelupo, che purtroppo quest’anno non ha potuto partecipare”. A parte “Nel Giardino dei Ciliegi” avete altri eventi nel vicino futuro? “Ma sì, certo. Il 23 e 25 luglio ricorderemo la veglia di una volta”. Che, diciamolo, ancora, in alcune zone persiste. “Abbiamo chiamato  gli incontri: “Racconti di gente che nella storia si perde, protagonista solo in una sera calda d’estate“. Un titolo lungo, direi alla Wertmuller. “Volevamo far pensare. Due artisti durante queste due serate esporranno ogni serata una storia. Parliamo di storie piccole, comuni, che ci possono far pensare e che, per una sera calda d’estate, diventeranno protagoniste”.

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