Repetita iuvant. Dire le cose più volte non solo è utile ma in certi casi risulta addirittura necessario. Soprattutto quando hai al tuo cospetto qualcuno che non capisce, non vuole capire o fa finta di non capire. Quando parlavamo di curva come di piccolo spaccato di vita democratica, aperta al partecipe confronto di idee, proposte e orientamenti disparati, sottolineavamo l’esigenza, imprescindibile e tassativa, che il dibattito al suo interno deve avvenite all’insegna del reciproco rispetto. Senza alcuna prevaricazione di una parte sull’altra. Nessuno ha infatti il diritto di arrogarsi la proprietà esclusiva di quel settore, rivendicando una supremazia che ragionevolmente non può e non deve esistere. La libertà di pensiero in effetti non è a senso unico ma un processo a due vie, un meccanismo reversibile che tiene conto della posizione altrui senza mortificarla. Sulla base di questa sacrosanta considerazione di fondo, se è vero che il neonato movimento ‘Fanesi’ reclama il suo legittimo riconoscimento è altrettanto innegabile che anche ad un marchio storico come quello dei gloriosi ‘Panthers’, conosciuto e rispettato ai quattro angoli della Penisola da mezzo secolo, va tributato l’onore che gli spetta. In entrambi i casi, non una virgola in più né una in meno. L’uguaglianza nella diversità è appunto il cardine di una convivenza civile che soppianti la pura legge della jungla. E se il problema si riduce ad una mera questione di spazi da riservare ai rispettivi striscioni, beh l’argomento del contendere ci pare francamente risibile, se non infantile. Come è vero che la verità sta sempre nel mezzo, ci si ispiri alla sana ragionevolezza e partendo dalla mezzeria degli spalti si sistemino le rispettive insegne simmetricamente da ambo i lati. Senza rivendicare un centimetro in più né farsene imporre uno in meno. E’ l’uovo di Colombo, baby. E, per favore, finiamola alla buon’ora con le bambinate. Ché non è roba da ultrà.
Sandro Candelora - (Opinionista)






















