La riapertura dell’ospedale di Fossombrone era stata sbandierata come un impegno preciso, una promessa solenne fatta ai cittadini della Valle del Metauro direttamente dalla Premier Meloni e dal Presidente della Regione Francesco Acquaroli. Una promessa che oggi, carte alla mano, si rivela per quello che è: un fallimento clamoroso. Gli atti ufficiali dell’Azienda Sanitaria Territoriale di Pesaro-Urbino parlano chiaro: il nosocomio forsempronese, invece di essere potenziato, è stato ulteriormente depotenziato. Il laboratorio analisi è stato eliminato, sostituito da un semplice punto prelievi operativo dal lunedì al sabato. Una riduzione netta dei servizi diagnostici che costringe i cittadini a spostarsi altrove per esami che fino a poco tempo fa potevano essere eseguiti in sede.
Sul fronte dell’emergenza-urgenza la situazione è ancora più grave. La POTES 118 medicalizzata di Fossombrone è ormai allo stremo: un solo medico per coprire appena 12 turni su 60 mensili, lasciando la stragrande maggioranza dei turni scoperta della figura medica. Nell’atto aziendale, la denominazione stessa viene modificata: non più “POTES 118 medicalizzata”, ma semplicemente “POTES 118”. Una scelta che autorizza di fatto a lasciare l’intera vallata del Metauro priva di un medico a bordo dell’ambulanza.
Eppure, la soluzione c’è e funziona: l’automedica, già attivata a Senigallia con ottimi risultati, garantirebbe tempestività e accuratezza delle cure. A Fossombrone però, nonostante i sindaci della zona si siano detti pronti a sostenerne economicamente l’attivazione, la Giunta regionale non ne vuole sapere. Un rifiuto incomprensibile, che mette a rischio la sicurezza sanitaria di un intero territorio.
Nell’atto aziendale si descrive un “Ospedale di Comunità” con 30 posti letto di cure intermedie e 15 di ospedale di comunità, ambulatori, ACAP h24, radiologia, consultorio e altre attività distrettuali. Ma questa descrizione, apparentemente ricca, cela la mancanza di servizi essenziali per un ospedale vero e proprio: pronto soccorso, laboratorio analisi, e soprattutto un sistema di emergenza-urgenza adeguato.
La verità è che Fossombrone è stato ridotto a una “Casa della Salute” mascherata da ospedale, mentre le promesse politiche si sono dissolte. I cittadini della Valle del Metauro non meritano di essere trattati come cittadini di serie B, privati di un presidio ospedaliero degno di questo nome e di un servizio di emergenza rapido ed efficace. Le istituzioni dovrebbero garantire il diritto alla salute, non trasformare gli ospedali in simboli vuoti buoni solo per fare propaganda. La vicenda di Fossombrone dimostra come, dietro i tagli e le ridefinizioni lessicali, si nasconda una precisa scelta politica: arretrare i servizi nelle aree interne, abbandonando intere comunità. Il Movimento 5 Stelle continuerà a denunciare questa ingiustizia e a battersi per un sistema sanitario pubblico, capillare ed equo. Fossombrone merita un ospedale vero, non un elenco di funzioni depotenziate e promesse non mantenute.
Marta Ruggeri, capogruppo M5S in consiglio regionale






















