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La sanità è sempre trema caldo, lo diventa ancor di più in queste settimane che ci separano dalla tornata elettorale del 28 e 29 settembre. In questa nota il sindaco di Cantiano e presidente dell’Unione montana del Catria e Nerone Alessandro Piccini, candidato alle Regionali nelle fila del Pd interviene con una nota sulla questione auto mediche definendole come risposta alla criticità del sistema emergenza-urgenza. “Sempre più frequenti sono i turni delle Postazioni Territoriali di Emergenza (POTES) in cui non è presente il medico a causa della carenza di professionisti qualificati. Va ricordato che ci sono tre tipi di POTES: medicalizzata, solo con autista ed infermiere dipendenti ed altre non medicalizzate gestite da volontari (legge regionale n.38 del 1998). Secondo la normativa vigente, nell’attività di soccorso pubblico, l’equipaggio dell’ambulanza deve essere composto da tre figure: l’autista soccorritore, il soccorritore e l’infermiere. La presenza del medico non è obbligatoria (D.P.R. 28 luglio 2000, n. 270). L’uscita quindi di un’ambulanza senza medico (per quanto magari previsto per quella postazione POTES) non è fuori norma, ed anzi è, come detto, sempre più frequente. Come risolvere tale problematica?
1. Garantire la presenza del medico in ogni equipaggio.
IMPOSSIBILE data la carenza di personale rispetto alle POTES attive sui territori.
2. Togliere il medico da alcune postazioni.
DIFFICILE in quanto andrebbero definiti criteri oggettivi per decidere a quali POTES assegnare il medico: numero di chiamate, distanza dal pronto Soccorso più vicino, vastità del territorio (area interna)…
3. Togliere il medico in tutte le postazioni (POTES) e strutturare l’organizzazione dell’automedica.
POSSIBILE! Vediamo come!
Attualmente il medico viene utilizzato in molti casi in cui non è necessaria la sua presenza, con la conseguenza che talvolta non è disponibile quando invece serve. Questo dipende dalla inappropriatezza delle richieste di intervento. Il 118 dovrebbe infatti intervenire solo nei casi di emergenza-urgenza. Con l’istituzione dell’automedica invece, in caso di chiamata, la centrale operativa del118 avrebbe due mezzi a disposizione: una ambulanza senza medico, con autista soccorritore ed infermiere, e l’automedica, con ovviamente la presenza del medico. In questo caso, se la chiamata fosse per una emergenza-urgenza allora verrebbe inviata l’automedica. Negli altri casi invece, partirebbe soltanto l’ambulanza non medicalizzata, e sarebbe poi l’infermiere all’arrivo a valutare la situazione clinica del paziente e quindi chiamare, in un secondo tempo e se lo ritenesse necessario, in soccorso l’automedica. Quest’ultima soluzione (la n.3), quella dell’istituzione dell’AUTOMEDICA, potrebbe quindi essere una proposta concreta e fattibile, soprattutto per le aree interne maggiormente estese e lontane dai Pronti Soccorsi, per poter gestire il servizio di emergenza/urgenza. Obiettivo sarebbe quello di rendere maggiormente efficiente ed efficace il ruolo del medico che, visto la carenza di personale, non sarà più assegnato ad una singola POTES (e magari sottoutilizzato) ma entrerebbe in azione, sono se necessario, e con una maggior facilità di movimento e quindi di copertura territoriale. Altra valutazione su cui concentrarsi è quella legata all’errato convincimento che sia solo il medico capace a risolvere tutti i problemi sanitari dimenticandoci spesso del ruolo professionale degli infermieri. È quindi necessario e irrinunciabile che anche la nostra regione riconosca agli INFERMIERI gli ATTI DELEGATI, cioè la possibilità, in caso di compromissione dei parametri vitali del paziente, di somministrare farmaci dietro indicazione della centrale operativa del 118″.

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