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Nella campagna elettorale in corso viene trattato anche il tema della Fano Urbino il cui destino ha un’enorme rilevanza per l’economia, la sicurezza stradale e la qualità della vita della valle del Metauro. Se ne parla specificamente in vari siti social nei quali però l’accesso è consentito solo ai sostenitori del ripristino ferroviario; non è quindi possibile l’ingresso di chi la pensa diversamente; per questo è utile uno spazio come questo, aperto a qualsiasi opinione. Dalle parole di alcuni candidati emergono bugie, convinzioni errate e promesse che non possono essere mantenute, visto che è ormai assodata l’impossibilità del ritorno del treno sul vecchio percorso che RFI ha abbandonato da circa 40 anni. Ecco qualche esempio.

– La Fano Urbino sarà riaperta nei prossimi anni in base al Piano Infrastrutture Marche 2032. La cosa non è credibile; infatti, nel Piano originario (poi “riveduto e corretto” all’ultimo momento) questa ferrovia non era contemplata perché alla Regione era noto lo Studio di (non) fattibilità tecnica ed economica che è stato letto, ma non pubblicato, dall’assessore alle infrastrutture.

– Le biciclette servono solo per le scampagnate. Non è così; invece rappresentano un mezzo di trasporto utile per muoversi agevolmente nei centri urbani, andare a scuola e al lavoro.  Per questo sono sempre più numerosi i Comuni di tutti i colori politici che realizzano pista ciclabili. La bici elettrica sta conquistando nuovi utenti, in particolare coloro che stanno facendo la fortuna dei territori che hanno compreso l’importanza economica delle ciclovie turistiche.

– La Fano Urbino è “integra”. Dopo circa 40 anni di mancata manutenzione, sono in continuo degrado non solo binari e traversine ma soprattutto ponti, viadotti e gallerie costruiti a inizio Novecento, quando non esistevano norme antisismiche e antincendio.

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– La ferrovia serve per trasportare le merci di grandi aziende del territorio. É evidente la contraddizione di chi ha dichiarato che la linea non può essere ripristinata.

Dovrebbe essere ormai chiaro  che l’unica opzione possibile per riutilizzare il vecchio percorso è una ciclovia, praticamente già pronta e “arredata” da una lunga fascia alberata nata spontaneamente nel corso dei decenni. É  la logica conseguenza dei risultati del citato Studio di (non) fattibilità, evidentemente ignorato da vari candidati che aspirano a governare le Marche.

Comitato Ciclovia del Metauro

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