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Le famiglie in difficoltà non hanno gli stessi diritti?

Il 15 settembre le scuole della nostra regione hanno riaperto le proprie porte agli studenti che, come ogni anno, necessitano di un trasporto pubblico efficace per il raggiungimento dei plessi. A Urbino questo servizio ha funzionato soltanto a metà: ad esempio laddove alcuni bambini e ragazzi non hanno avuto in questi primi giorni la possibilità di avere un pullman che li riportasse a casa in orario congruo, alcuni genitori si sono organizzati in autonomia con i propri mezzi per sopperire all’assenza del servizio; ma non si può pensare che l’utente privato possa risolvere da sé quello che dovrebbe essere un servizio essenziale, soprattutto se legato al diritto di frequentare la scuola. Va aggiunto che non tutte le famiglie hanno la possibilità di accompagnare i propri figli; le motivazioni principali sono determinate da impegni lavorativi gravosi o dalle difficoltà economiche, che rendono impossibile acquistare e sostenere il costo di un’automobile. In particolare la comunità di Ponte Armellina è colpita maggiormente da questa situazione, che rappresenta un ulteriore aggravio dell’emarginazione sociale già presente in quell’area. Senza un trasporto pubblico efficace Ponte Armellina rischia di divenire un vero e proprio ghetto, dove gli abitanti vengono isolati dal resto della popolazione. L’AMI ha reso noto che la prima causa di questa difficoltà a garantire il trasporto è determinata dalla presenza di un orario scolastico provvisorio, che a loro dire rende impossibile la creazione di un coordinamento efficace dei mezzi pubblici per le due prime settimane di scuola. Questa giustificazione non può essere considerata ammissibile, in quanto se la scuola inizia il 15 di settembre, da quel giorno (e non due settimane dopo) il trasporto deve funzionare e coprire capillarmente il territorio urbinate. Se questo non avviene rischia di crearsi una vera e propria stratificazione sociale, dove chi ha la possibilità, di tempo e materiale, per organizzarsi in autonomia può andare a scuola, mentre chi non ha di queste “fortune” deve tenere i propri figli a casa. Se come asserisce Ivan Santi, presidente dell’AMI “La disinformazione fa male al territorio, garantiamo un servizio efficiente tutto l’anno” e se uno dei compiti della scuola è quello di abbattere le barriere sociali che sussistono nella società, proprio attraverso il diritto allo studio, perché questo sta avvenendo? Le famiglie in difficoltà non hanno gli stessi diritti?

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