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La carenza dei servizi territoriali è accentuata dalla drammatica scarsità di infermieri di famiglia e di medici di medicina generale, questi ultimi, sempre più in affanno. Drammaticamente peggiorata è poi la questione delle liste di attesa per esami e visite

Dopo la cattiva gestione della sanità della giunta Ceriscioli, che aveva deciso di investire un miliardo di euro nella costruzione dell’ospedale unico provinciale a Pesaro prosciugando in tal modo tutti i fondi per la sanità territoriale, ci si aspettava che la giunta Acquaroli avrebbe cambiato politica. Il cambiamento c’è stato, ma in peggio.

La giunta di destra ha preferito investire in cantieri milionari, pur sapendo benissimo che se mai queste strutture saranno costruite e se apriranno saranno senza infermieri e medici: e non sarà certo l’assurda scelta di aprire a Fano una succursale della Link University a risolvere il problema. In particolare, mancheranno i medici specialisti in discipline chiave, come medicina di emergenza urgenza, anestesia rianimazione e chirurgia generale. Tutto questo a scapito dei servizi sanitari territoriali, che dopo il COVID sembravano la priorità assoluta. Invece le famiglie sono state lasciate sole a gestire, ad esempio, i problemi cronici delle persone anziane, comprese quelle affette da demenza, e dei bambini cui si nega una degna risposta per i bisogni di natura neuropsichiatrica. La carenza dei servizi territoriali è accentuata dalla drammatica scarsità di infermieri di famiglia e di medici di medicina generale, questi ultimi, sempre più in affanno.

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Drammaticamente peggiorata è poi la questione delle liste di attesa per esami e visite.

È esperienza comune che quando si contatta il CUP – Centro Unico Prenotazioni – regionale per richiedere un appuntamento, non viene data nessuna disponibilità e viene detto che si sarà inseriti in lista di Presa in Carico, assegnando un numero di protocollo, e che si verrà chiamati dall’AST Azienda Sanitaria Territoriale di residenza nei tempi di priorità prescritti. In realtà questa chiamata non avviene quasi mai: al cittadino non resta che sollecitare e richiamare finché, stanco dell’attesa che talvolta può gravemente pregiudicare lo stato di salute, si rivolge a pagamento alle strutture private o, peggio, rinuncia alle cure. Nelle Marche dati recenti hanno rivelato che il 10% dei cittadini rinuncia a curarsi perché non ha le risorse economiche per curarsi. Questa perversa politica sanitaria ha come scopo quello di favorire la sanità privata a discapito di quella pubblica, pratica che purtroppo è tipica delle amministrazioni di destra. Manca poi una vera integrazione socio-sanitaria che potenzi e rilanci i consultori, le UMEE (Unità Multidisciplinare Età Evolutiva), così come la creazione di nuovi spazi e servizi per la salute mentale giovanile ed adulta. Per ribaltare questa situazione Bene Comune, che è stata la prima forza politica a Fano a chiedere, 20 anni fa, di potenziare la sanità territoriale e quella pubblica, fa un appello a votare quelle forze politiche, come il Movimento 5 Stelle, che coerentemente si batte da anni per questi obiettivi.

Bene Comune

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