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di Anna Maria Polidori

Lo scorso 11 ottobre al Teatro Comunale di Cagli, si è tenuta la cerimonia di premiazione della 2° edizione del premio letterario internazionale “Angelo Manuali – Il tributo dei giorni”. La manifestazione propone la continuazione di: “Rigenerazione umana attraverso la cultura”, già perseguito con la precedente edizione del premio.

Il premio è articolato in tre sezioni: poesia edita e inedita, narrativa edita e inedita, contenuto multimediale fotografico. Sono state numerose e di grande qualità le opere pervenute alla segreteria. La giuria, presieduta dal professore Pasquale Matrone, era così composta: Marina Caracciolo, saggista in campo letterario e musicale, Benilde Marini assessora alla cultura di Cagli, Valeria Puccini, italianista, dottore di ricerca presso l’ Università di Foggia, Maria Stella Rossi, scrittrice, giornalista culturale e ambientale e Roberta Manuali, editrice e figlia di Angelo Manuali. Durante la cerimonia, la giuria ha assegnato i premi speciali a Raphael Gualazzi, eclettico compositore e cantautore marchigiano noto a livello nazionale e internazionale, e al cittadino di Cagli Alessandro Petrolati, musicista creativo e innovativo compositore.

È intervenuto alla cerimonia Sandro Pascucci, direttore del Teatro Comunale di Cagli.

Ecco tutti i premiati, con le motivazioni della scelta fatta dalla giuria.

POESIA INEDITA (premia Maria Stella Rossi)

Segnalazione di merito: Vito Sorrenti per Il pianto di Orfeo

Orfeo, oltre a essere il mito fondante della filosofia, è la stella polare che ha guidato l’autore sin da ragazzo, e che gli ha ispirato un piccolo poema dai versi obbedienti a regole metriche precise e a ritmi riecheggianti l’amata cultura classica, da cui emergono frammenti del suo vissuto. Nel poema, Orfeo rivive il suo dramma e, insieme, si rinnova, grazie alla fantasia di chi, empaticamente immedesimato in lui, ne narra le pene, aggiungendovene altre, con cadenza ossessiva in una sorta di eterno ritorno… Orfeo continua a essere tradito dal troppo amore.

Terzo classificato Daniele Ricci con: Lo Sguardo Immemore, un canzoniere in sei parti – con un prologo e un epilogo – intessuto di figure, oggetti e sentimenti, che attraversano, in una sorta di realismo fantastico, un arcipelago di miti e paesaggi, nell’ansia di un recupero esistenziale che soltanto il ricordo può ridonare. L’immagine si fa racconto e il racconto si fa visione. Il paesaggio, sempre mutevole, intride l’animo che lo raffigura e lo fa specchio – ora limpido ora smerigliato – di sensazioni, sentimenti e memorie mai perdute.

Secondo classificato: Sergio Casesi per Il Cuore Breve. L’autore coglie l’attimo che non ritorna  con vive e intuitive immagini: il tempo eterno e quello effimero, degni entrambi di memoria e di una raffigurazione poetica che riesce a insinuarsi come un intimo canto nella quotidianità, senza lasciarsi soffocare fra “lastroni di granito e di asfalto”, ma assumendo un ruolo salvifico contro la perdita dei valori della nostra società.

Al primo posto Andrea Benini con Il Regno delle Nubi. Qui la giuria ha ravvisato una poetica dinamica e complessa. Tra versi e prosa poetica, la fantasia dell’autore si immerge in un cosmo di meraviglie in cui si identifica o si distanzia osservandolo, realizzando una feconda interazione tra la poesia e i suoi territori confinanti: arte, musica e teatro.

Al termine di queste premiazioni Antonella Iannetta ha letto la poesia: “La pena di vivere”.

Per la narrativa inedita c’è stata una segnalazione di merito che ha riguardato Alexandra Manuali con “Alla luce dell’Ombra”. La giuria ha così motivato la scelta: “Raccolta di racconti in cui i personaggi sono ben costruiti, soprattutto quelli femminili. sempre protagoniste principali. Sono donne che, della fragilità, hanno fatto il loro punto di forza: Celine, Daphne e anche quelle il cui nome non viene citato. La narratrice riesce a descriverne il mondo interiore e la psicologia nei minimi dettagli. Nella visione del mondo di questa giovane scrittrice c’è un sottofondo di amarezza, prova pena per le vite vissute “all’ombra dell’ombra” e nelle quali ‘scetticismo’ e ‘fede’ perennemente si scontrano. Ma c’è anche il desiderio di ribadire che occorre restituire dignità e valore alla persona umana e di battersi affinché l’amore vinca, contro l’avidità, i conflitti e il desiderio di sopraffazione.

Qui ha poi preso la parola Pasquale Matrone: “È un’autrice giovanissima, che si era presentata con una sua opera pure durante la scorsa edizione. Sebbene, per età non possiamo premiarla appieno, speriamo che questo premio rappresenti un bell’inizio”.

Continuando, il terzo premio è andato a Luca Galli con La Ragazza di Contramare

Il romanzo di Luca Galli è un giallo atmosferico che cattura immediatamente il lettore grazie alla sua doppia linea temporale e all’ambientazione evocativa: il piccolo paese di Contramare e il vicino fiume Ormano. Il vero protagonista è il paesaggio: lo stile di Galli è denso e sensoriale:  descrive il paese come un luogo dove il tempo ha smesso di scorrere e la realtà si trasforma in “approssimazione” a causa del caldo insopportabile. Il romanzo si presenta anche come una riflessione sulla memoria e su come la verità possa essere celata per anni sotto la superficie di una quieta normalità. L’arrivo di un ispettore “straniero” promette di svelare la “sordida matassa” che la comunità aveva liquidato come un tragico incidente. Un libro ideale per chi ama i gialli dove l’indagine non è solo sulla colpevolezza, ma sull’anima di un luogo e sui segreti che si annidano nel passato.

Il secondo posto è andato  a Germana Duca con Cugini per eredità. La storia quella di due vite, madre e figlio. Tra Ancora e Milano, l’arco temporale preso in considerazione va dal primo dopoguerra sino quasi i giorni nostri. Attraverso un felice uso dell’analessi, l’autrice, con finezza narrativa, sottile ironia, una scrittura rapida, precisa, dal ritmo fluido, si destreggia fra situazioni vecchie e nuove, ambienti lavorativi e di divertimento, abitazioni e ospedali. Un romanzo che traccia percorsi di vita singola e collettiva, in un dipanarsi di accadimenti che dall’individuale diventano anche totem umani, densi e profondi.

Il primo posto va a Elvio e Monica Alessandri con Il Miracolo della Corda, autobiografia che vuole essere testimonianza e monito, narrata da un padre ad una figlia. Passato e presente devono convivere per esistere, e deve esistere la capacità di perdonare… Il miracolo è la forza espressa dagli uomini e dalle donne della Resistenza, la loro capacità di tenere stretta la corda e di lasciarne andare le parti – ognuna verso le proprie ideologie e convinzioni – soltanto una volta sconfitto il nemico comune, rifiutando la strada della vendetta. La struttura del libro è ben articolata, lo stile tiene il passo con il racconto, ricco di testimonianze dirette che compongono un mosaico di luoghi, persone, immagini che restano impressi nella memoria.

Al termine di queste premiazioni è stato assegnato il premio alla carriera ad Alessandro Petrolati. È salito sul palco così Sandro Pascucci, direttore del teatro di Cagli: “Il pubblico per come la vedo io, deve ricevere l’esperienza d’arte. L’artista che cosa è se non un naufrago che, disperso in un’isola deserta lancia una bottiglia con il suo messaggio?” Dopo aver chiamato Petrolati sul palco, Pascucci ha così continuato: “Ho conosciuto Alessandro da quando gestisco il teatro: grande pianista attraverso la disciplina e un pensiero logico e creativo realizza sistemi compositivi”. Petrolati ha così replicato: “Gioco in casa. Mi volete bene e io vi voglio bene. Vi ringrazio”.

Pascucci ha quindi di nuovo ripreso la parola: “Capite le belle parole di Alessandro? Il bene: farsi del bene, ricevere del bene, fare del bene”.

Petrolati è stato premiato da Marina Caracciolo con questa motivazione: “Per essersi distinto in campo musicale ed accademico come artista creativo e innovativo compositore”. Petrolati ha poi intrattenuto gli astanti con alcuni brani di un suo recente concerto.

Dopo l’intermezzo musicale le premiazioni sono riprese con la fotografia. Il secondo posto è andato a Roberto Maggi per “Natura Viva” liberamente ispirata alla poesia: “Nell’ora del silenzio

La giuria ha così motivato la premiazione: immagine dall’atmosfera rarefatta e fascinosa, enfatizzata dalla specularità delle forme e dall’uso sapiente del bianco e nero, cui fa da contrappunto l’unico elemento di natura cromatica, che agisce da momento focale per lo sguardo e conferisce un originale effetto prospettico alla composizione.

Il primo premio è andato a Giacomo Livotto per “Volo d’Uccello” ispirato alla poesia “Il Volo”. Livotto, scrive la giuria ha creato “Un’immagine evocativa che coniuga buona tecnica fotografica e creatività espressiva, attraverso l’uso consapevole della luce di taglio, l’angolo di ripresa originale, la composizione bilanciata dei soggetti e delle forme sulla scena”.

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Si torna a parlare di premi stavolta per la poesia già edita.

Il terzo posto è andato a Simone Principe per L’età Edizioni Macabor. Quella di Principe è, per la giuria: “Una riflessione ispirata e altamente poetica sulle diverse età della vita, sul loro percettibile trascolorare, con un senso profondo dell’essere e del divenire, tra fiducia e speranze, luci ed ombre; nella consapevolezza che l’esistenza può essere “un mare in tempesta” che vale però la pena di attraversare con ardimento da riva a riva”.

Il secondo posto è stato aggiudicato da Nico Mauro per Ti Parlo con il pane Edizioni Les Flaneurs.  La giuria pensa che questa sia: “Un’appassionata ricerca della figura paterna in una circolarità che si specchia in tre diverse generazioni, nel bisogno imprescindibile di colmare un’assenza. Un canto d’amore, doloroso e sublime, al Mistero dell’esistenza che s’incarna e si rinnova, in un divenire il cui senso appare e scompare tra frammenti ineffabili di epifanie e miraggi. Poesia originale e intensa”.

Poi ci sono stati due ex aequo al primo posto. La giuria non riusciva a scegliere e così ha deciso di premiare entrambi: il primo ex aequo va a Imperia Tognacci per Il prigioniero di Ushuaia edito da Genesi Editrice. Così la giuria: “Un messaggio struggente che pare lanciato fra le onde dell’oceano perché un viaggiatore possa trovarlo e provare compassione per la storia di un infelice, disperato e rassegnato insieme. Un’intensa opera poetica in cui l’ininterrotto flusso lirico e il paesaggio di una remota terra ai confini del mondo sono saltati da un profondo sentimento e da un intimo pathos che sfocia in versi di un’immaginazione visionaria. In questa seconda edizione, il poema si pregia della traduzione in lingua spagnola”.

Secondo primo ex aequo a Marcello Tagliente per Nei Cieli di Odessa della casa editrice Manni.

L’autore intervenuto con profonde riflessioni. Archelogo, ha prima di tutto dichiarato di voler dedicare questo premio a tutti i morti delle guerre. Tagliente ha poi proseguito: “Mi è stato chiesto tante volter perché ho deciso di parlare di Ucraina. Perché li vedo: vedo nascere, crescere, gioire e vivere quelle persone. Credetemi: si può morire internamente per persone che non abbiamo mai conosciuto e mai conosceremo. Prima vedevamo i conflitti da lontano. Ora ne abbiamo uno vicino a noi. È parte di noi”.

Il giudizio della giuria: Una silloge poetica che presenta in realtà una vera e propria coesione poematica, attraversata da un filo di romanticismo tanto sognante quanto serio, animato da una profonda umanità come pure da una magnifica attitudine a trasfigurare in versi ogni dolore e ogni crudezza della guerra. Un canto, quello del poeta, che vuole dare voce e memoria alle vite interrotte dalle bombe, ai profughi dei tanti conflitti, per non dimenticarli e non dimenticare la compassione che ci rende esseri umani.

Dopo la lettura da parte di Marina Caracciolo di: “Libertà di un prato” è stata la volta del premio speciale della giuria a Raphael Gualazzi noto musicista urbinate conosciuto in tutta Italia. La giuria ha premiato Gualazzi: “Per le riconosciute ed apprezzate capacità artistiche di eclettico compositore e cantautore noto a livello nazionale e internazionale”.

La serata è terminata con le premiazioni di narrativa edita.

È stata data una segnalazione di merito a Francesco Paolo Tanzj per Tre Vite, un destino di GrausEdizioni. La storia è ambientata in un liceo romano ed ha tre protagonisti, un professore di filosofia, uno studente difficile e una madre ansiosa. Queste tre vite incontreranno un destino comune.

Un’altra menzione speciale è andata a Tina Caramanico per Il Fuoco, Edizioni Il Ciliegio

Nei primi anni del Cinquecento, Lucina Picenni, un’anziana guaritrice della Val Camonica, viene processata per stregoneria e condannata al rogo. Pregiudizi, invidia, maldicenze, eventi mai accaduti, riferiti da falsi testimoni, le aizzano contro tutto il paese. Tanti i personaggi, credibili e ben delineati nelle loro caratteristiche fisiche e psicologiche attraverso una scrittura attenta e precisa. Pur essendo una storia frutto della creatività dell’autrice, bene si intreccia con fondamenti di verità riguardo all’Inquisizione e alla condanna delle streghe. Buone le considerazioni sul rapporto uomo-Dio e sulle debolezze umane.

Altra menzione speciale stavolta per Giulia De Giovanni per Tu vai, io Torno, Edizioni Affiori

La trama: Una nonna, Olga, vecchia e malata, che ‘se ne va’ e una nipote, Roberta, che, standole accanto nel suo ultimo giorno, si ritrova, recupera il suo giovanile progetto di vita, sceglie finalmente di essere sé stessa. Analisi sottile della psicologia dei personaggi, tematica delicata e complessa affrontata con competenza e coraggio. Il romanzo è coinvolgente e la scrittura accompagna con cura l’alternanza di presente-passato nel racconto.

Un’altra menzione speciale interessa poi Michelangelo Bartolo per Matti d’Africa Infinito Edizioni. La giuria così si è espressa: “Un libro da leggere, per ammirare e abbracciare idealmente il dottor Michelangelo Bartolo, fondatore di una rete di Telemedicina che connette 51 Centri sanitari in 16 paesi africani, nonché dirigente dell’Ufficio di Telemedicina della Regione Lazio. In questo intenso libro/reportage, Bartolo, con leggerezza di tratto, scrive di esperienze di vita dolorose, di solidarietà e concretezze umanitarie. Scrive anche di Grégoire Ahongbonon, detto “il Basaglia d’Africa”, per aver soccorso e liberato da ceppi e catene migliaia di malati definiti di mente, messi ai margini dei villaggi, per credenze di sortilegi e stregonerie. Un libro denso di contenuti e di vita reale, che va oltre “i troppi muri di questo nostro mondo”.

Ed arriviamo ai premiati

Al terzo posto troviamo Pino Imperatore  con I Demoni di Pausilypon di HarperCollins

In questo avvincente giallo storico, che lascia il lettore col fiato sospeso fino all’intrigante disvelamento finale, Pino Imperatore ci trasporta nell’età augustea, mescolando sapientemente personaggi storici e di fantasia, colmando le lacune della storia con episodi verosimili e affascinanti. Al centro della trama, il poeta Virgilio – che la letteratura e le rimembranze scolastiche ci hanno abituato a immaginare come un personaggio mite e appartato – si trova a indagare una serie di cruenti omicidi, che lo costringono a confrontarsi con le sue più radicate convinzioni filosofiche: un intellettuale può limitarsi a vivere nel suo piccolo mondo fatto di scrittura e tranquillità, o deve agire per migliorare le sorti dell’umanità? Il libro affronta altre tematiche importanti, come la schiavitù, pratica del tutto normale nell’epoca storica in cui è ambientata la narrazione ma che il protagonista condanna con convinzione, la crudeltà della guerra, il divario sociale ed economico fra le classi ed infine, ma non meno importante, la libertà d’espressione di un autore, anche se famoso come il poeta, la cui penna era pur sempre al servizio del potere costituito. Un mystery ben costruito, impreziosito da un scrittura elegante e ironica.

Secondo posto a Daniela Raimondi e al suo libri edito da Edizioni Nord, Il Primo Sole dell’Estate.

In questo nuovo romanzo, seguito de La casa sull’argine, la narrazione si allontana dai paesini di Sermide e Stellata per esplorare nuovi mondi: Londra e il Brasile. La protagonista e voce narrante, Norma, assiste la madre malata terminale e rievoca la propria vita, segnata da un grande amore e una cocente delusione. Nonostante l’apparente distanza geografica e culturale, il libro non perde il legame con le radici e i luoghi originari della famiglia Casadio, con il fiume Po a fungere da elemento unificante, da simbolo di rinascita e di speranza: le sue acque, infatti, sembrano portare via le delusioni, permettendo ai personaggi di ritrovare un senso alle loro esistenze. Attraverso il racconto del percorso di vita di Norma, il romanzo affronta temi complessi come i conflitti familiari, la maternità vissuta come un’imposizione e non come una scelta, le inevitabili passioni e i sogni infranti di ogni cuore umano, coinvolgendo il lettore con una scrittura lieve e poetica, prova certa della maturità letteraria dell’autrice.

Il primo premio è andato a Giuseppe Cerasa per Sipario Siciliano Edizioni Aragno. Ha ritirato il premio Alfredo Antonaros

Il romanzo, partendo dall’autobiografia dell’autore, traccia e interpreta, con stile eccellente e intenso trasporto emotivo, le atmosfere di Sicilia, le storie di donne, di mafia, porta in scena gli “eroi senza gloria”, le tante storie di chi ha scelto la legalità contro il fenomeno mafioso. Ma non solo: il libro è anche un viaggio vivo e palpitante attraverso i colori, gli odori e i sapori della splendida e martoriata terra siciliana, un viaggio che, tuttavia, non racconta soltanto le tragedie e le illusioni tradite di intere generazioni, ma è anche un invito alla speranza, nella convinzione che la salvezza – personale e di una comunità – debba necessariamente passare attraverso l’educazione, la costruzione del senso forte di appartenenza e il coraggio di rivendicare la propria memoria, elemento fondante dell’identità di un popolo.

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