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Perché il treno non può tornare sul vecchio tracciato della Fano Urbino. Seconda parte: 1948 – 1999

Nel 1942 le Ferrovie dello Stato hanno dovuto accogliere nella rete nazionale una linea progettata da privati, già fallita 10 anni prima, senza sbocchi verso Umbria e Toscana e con un bacino d’utenza sempre più occupato da bus e camion molto più convenienti.  Che fosse un “regalo” non gradito emerge dalla cronaca locale.

  1. “… la ferrovia allora costruita non risolse alcuno dei problemi che ci proponiamo di affrontare e pertanto risultò antieconomica, fine a se stessa ed assunse un carattere di ferrovia d’interesse locale”.
  2. Le Ferrovie tentano di chiudere la linea e di sostituirla con autobus. Sono forti le proteste degli amministratori locali che temono un maggiore isolamento delle zone interne.
  3. Già nell’Inverno del 1964 la amministrazione ferroviaria provvide, per ben 40 giorni, ad un esperimento con corriera su strada che però non ha dato gli attesi risultati positivi”.
  4. “Sondaggio tra i passeggeri della linea Pesaro – Urbino … Ma tornando alle FF.SS. ed al tronco detto “morto” di Pesaro Urbino via Fano … cosa vuole stabilire il sondaggio? … che si voglia riproporre l’eliminazione dei tratti che sono improduttivi ma che sono anche lasciati improduttivi?“. La ferrovia continuerà a funzionare ancora per una dozzina d’anni ma continua a perdere passeggeri.
  5. Sospensione del servizio decisa dal ministro Signorile che così dichiara: “A seguito del piano di riclassificazione delle linee della rete ferroviaria nazionale, elaborato sulla scorta delle indicazioni fornite dalla commissione ministeriale appositamente costituita, la linea Fano-Urbino è stata inserita nel gruppo delle linee a scarso traffico d’interesse locale per le quali era prevista, in un primo momento, la sostituzione del servizio ferroviario viaggiatori con servizi automobilistici, a partire dal 1° giugno 1986”. Per consentire alla Regione Marche un ulteriore approfondimento, la data è spostata al 31/1/1987.
  6. Nonostante le forti proteste del territorio, è evidente il disimpegno delle Ferrovie: “I caselli servono da bivacco per i tossicodipendenti. Fano – Urbino ormai in … demolizione – La ferrovia completamente abbandonata”.
  7. Constatato il lungo abbandono della linea, visto il disinteresse delle Ferrovie, viene lanciato il progetto “Via verde ciclabile”; il computo metrico prevede un importo complessivo di 6,5 milioni di lire per il tratto Fano – Fermignano di 41,784 ml.

1998  A Urbino è attivo un Comitato per la riapertura della linea; si muovono associazioni, amministratori pubblici, volontari e un assessore regionale annuncia che ”presto avremo lo studio tecnico per farla funzionare davvero”.

Le Ferrovie mettono in atto la proposta di un quotidiano locale ma i risultati sono disastrosi: “Le scintille sulle rotaie provocate dal passaggio di una locomotiva a vapore hanno innescato nel pomeriggio di ieri un incendio lungo i binari della ferrovia, nei pressi di Osimo Stazione … L’incendio si sarebbe sviluppato dopo il passaggio di un treno d’epoca utilizzato nella zona per dei giri turistici”.

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Un consorzio di imprenditori della costa e dell’entroterra sembra interessato alla linea; però, alle buone intenzioni non seguono i fatti: “Ferrovia Fano -Urbino – Si fanno avanti imprenditori dalle grandi idee –  Il treno del Metauro potrebbe ripartire presto, e la gestione affidata a privati”.

  1. Vari parlamentari di diversa estrazione politica e geografica presentano un ordine del giorno con cui “la Camera impegna il Governo ad inserire, nell’ambito del potenziamento delle ferrovie, nei programmi delle FS spa, gli studi di fattibilità ed i finanziamenti, in accordo con la Regione Marche, per il ripristino del tratto ferroviario Pesaro-Urbino”. (Continua)

Nell’immagine, una Aln 668 utilizzata sulla Fano Urbino

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