2012 – La definitiva chiusura della linea avvenuta nel 2011 scatena forti reazioni negative dei sostenitori del suo ripristino. Viene fatto addirittura un ricorso al Presidente della Repubblica che però lo dichiara inammissibile. Nella rete marchigiana di RFI la Fano Urbino non è più presente.
2015 – Nonostante la dismissione e forse senza interessare RFI, due primarie società di ingegneria ferroviaria vengono incaricate di preparano un progetto preliminare che viene consegnato al Comune di Urbino; prevede tra l’altro un costo di circa di 87 milioni + IVA, velocità di punta di 125 km/h, 18 coppie di treni al giorno, 21 passaggi a livello, ecc. Non sono note eventuali reazioni di RFI su un progetto fatto da altri sulla sua proprietà.
2016 -RFI decide di vendere una parte della linea. Solo la netta opposizione della Regione Marche lo impedisce; comunque i due soggetti decidono “di pubblicare una manifestazione di interesse finalizzata a individuare eventuali operatori interessati al ripristino della tratta ferroviaria Fano-Urbino, sia come servizio turistico ferroviario, sia come servizio di linea metropolitana o tram”. Da allora, nessuna manifestazione di interesse.
2016-2017-2019 – Ferrovie dello Stato e RFI pubblicano tre Atlanti dedicati alle ferrovie abbandonate auspicando che siano gli Enti locali a dedicare questo patrimonio inutilizzato alla mobilità sostenibile, in particolare alle piste ciclabili.
2017 – Viene approvata la l.n. 128 per la valorizzazione turistica di numerose ferrovie dismesse; la legge prevede che ricostruzione, manutenzione, gestione e sicurezza siano “senza oneri per la finanza pubblica”; pertanto, fino a quando un soggetto privato non metterà a disposizione la somma necessaria (alcune centinaia di milioni), la linea va considerata non “ferrovia” ma solo “bene immobile”; in effetti, entro l’ex fascia di rispetto sono stati realizzati numerosi interventi edilizi dei quali nessuno ha dimostrato l’eventuale irregolarità.
2019 – Viene finanziato con un milione di euro uno studio di fattibilità tecnica ed economica del ripristino della Fano Urbino a scopo turistico; successivamente la Regione ne aggiunge altri350 mila nella convinzione di avere parere favorevole anche all’uso commerciale. Non viene considerato lo studio SVIM che già nel 2004 escludeva il ripristino e consigliava una pista ciclabile.
2021 – Tre raccolte di firme interessano la Fano Urbino; una favorevole al suo ripristino ne raccoglie 955; l’altra per una metropolitana verso Arezzo ne raccoglie 161; la terza, favorevole alla pista ciclabile, ne raccoglie ben 5.395.
2023 – Viene interessata la Fondazione FS che ha il compito di preservare, valorizzare e consegnare integro il patrimonio ferroviario alle future generazioni; a proposito della scelta tra ferrovia o ciclovia, il suo presidente dichiara: “Quando un’arteria ferroviaria può tornare a vivere, la pista ciclabile si disegna a lato. Il sedime c’è, sia per il treno, sia per le bici, quindi, a mio avviso, è una polemica che deve cessare”.
2025 – Dopo quasi cinque anni, ancora non è pubblicato lo studio affidato a RFI per verificare se è possibile ripristinare la ferrovia. La Regione afferma di non averne copia, pur avendolo in parte finanziato. Le notizie comunque filtrate fanno capire che il ripristino non è possibile. Esattamente quanto era già stato scritto nello studio SVIM colpevolmente ignorato per 21 anni, durante i quali sono peggiorate le già cattive condizioni di gallerie, ponti, viadotti, ecc. costruiti secondo le tecniche di un secolo fa. (Continua)
Nelle immagini, uno degli Atlanti pubblicati da Ferrovie delle Stato e RFI e un tratto alberato che può ospitare la pista ciclabile.
da Comitato ciclovia del Metauro





















