Molti cittadini si saranno accorti che da una settimana a questa parte presso il laboratorio analisi dell’ospedale di Urbino non vengono più accettati di routine i prelievi di sangue effettuati a domicilio a pazienti temporaneamente o cronicamente impossibilitati a raggiungere il punto prelievi. La motivazione fornita dagli operatori allo sportello è che i prelievi domiciliari vengono accettati solo se effettuati da infermieri dell’ADI (Assistenza Domiciliare Integrata). Una verifica sull’albo pretorio dell’AST non ha evidenziato però alcuna determina ufficiale che annunci o giustifichi questo radicale cambiamento di prassi. Questo cambiamento improvviso e non comunicato ricade sul cittadino fragile, spesso in difficoltà sia fisica che economica e che vede ridursi l’accesso a un servizio essenziale e per di più ad insaputa sua e di chi presta assistenza. Questo è inaccettabile. Cos’è l’ADI? Un servizio infermieristico domiciliare rivolto a persone non autosufficienti, non trasportabili e non deambulanti, attivato dal medico di medicina generale. Va detto che i prelievi al letto del paziente non rientrano normalmente tra le prestazioni dell’ADI, in cronica carenza di personale e con precarietà organizzative ma riservato a casi eccezionali, come i pazienti oncologici. Prima di questo cambiamento, i prelievi domiciliari potevano essere effettuati e recapitati in laboratorio AST da infermieri liberi professionisti con partita IVA o effettuati e processati da laboratori privati convenzionati, previa autorizzazione del Distretto Sanitario con impegnativa del medico. Esisteva inoltre una rete informale di aiuto – basata su rapporti personali e solidarietà – che suppliva alle carenze del sistema socio-sanitario. Con la nuova situazione, il rischio è che i prelievi vengano scaricati sull’ADI, già in difficoltà, oppure sui laboratori privati convenzionati, che con i loro budget limitati non possono garantire la gratuità ai pazienti esenti. Il rischio minimo è perlomeno quello di portare a richieste improprie di attivazione dell’ADI da parte dei Medici di Medicina Generale, solo per consentire i prelievi. Solo qualche giorno fa Urbino Salute si augurava che fosse iniziata una nuova epoca di progettazione, condivisone e servizio efficace per i cittadini dopo il decantato spostamento di una equipe chirurgica al letto del paziente. Oggi purtroppo dobbiamo dire che si riescono a spostare equipe chirurgiche ma non si riesce a garantire a pazienti fragili il diritto di un prelievo a domicilio. Quello che auspichiamo è che, prima di smantellare prassi consolidate, vengano progettate soluzioni alternative capaci di tutelare le fasce più deboli della popolazione.
Urbino Salute






















