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Il consigliere regionale Marta Ruggeri

«Prendo atto della presa di posizione dell’assessore Calcinaro, che ha finalmente riconosciuto l’accesso all’IVG farmacologica come un diritto sancito dalla legge. È un cambio di linea evidente e significativo rispetto all’impostazione ideologica e restrittiva portata avanti dai suoi predecessori e dalla sua ex assessora, oggi in Parlamento. Tuttavia, non posso ritenermi soddisfatta: alle parole devono seguire atti concreti, e soprattutto immediati».

Così Marta Ruggeri, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, commenta la risposta dell’assessore all’interrogazione depositata sull’accesso alla RU486 nelle Marche. «L’assessore si è impegnato sul futuro, ma ha di fatto ammesso che l’applicazione delle linee guida nazionali oggi non è soddisfacente. È esattamente il punto che denunciamo da tempo: il sistema sanitario regionale non garantisce ancora in modo pieno, uniforme e omogeneo un diritto previsto dalla legge 194/1978 e ribadito dalla circolare ministeriale del 12 agosto 2020». «Dire che il sistema sanitario deve garantire un diritto non basta. Quel diritto deve essere garantito ora, in ogni territorio, attraverso atti formali di recepimento, linee operative chiare e vincolanti e un rafforzamento reale dei consultori pubblici con personale professionale appropriato. Oggi, invece, nelle Marche l’accesso all’IVG farmacologica resta frammentato e diseguale, con strutture che applicano ancora protocolli superati del 2016 e con un carico organizzativo che continua a ricadere sulle donne». «Il fatto che solo una struttura, come l’ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno, si sia adeguata alle indicazioni ministeriali dimostra quanto il ritardo regionale sia grave e non più giustificabile». «Apprezziamo che l’assessore abbia preso le distanze dalle scelte del passato, ma il cambio di tono non può sostituire il cambio delle regole. Servono tempi certi, investimenti e indicazioni operative che dicano chiaramente come, dove e in quali condizioni l’IVG farmacologica viene garantita nelle Marche, anche nei consultori e in regime ambulatoriale, come previsto dalla normativa nazionale». Le donne marchigiane non hanno bisogno di dichiarazioni di principio o di promesse future: hanno diritto oggi a un servizio sanitario pubblico moderno, sicuro e uniforme. Su questo continueremo a vigilare e a incalzare la Giunta».

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