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Dopo la notizia del 4 febbraio relativa alla improvvisa modifica delle modalità di accettazione dei prelievi domiciliari segnalata da Urbino Salute, l’AST ha giustificato la decisione, prima richiamando generici criteri di “sicurezza, tracciabilità e qualità dei servizi” (Corriere Adriatico dell’8 febbraio 2026), poi riferendo di una indagine interna volta a verificare presunti casi di esercizio abusivo della professione da parte di liberi professionisti, dichiaratamente a tutela dei cittadini.
Urbino Salute interviene nuovamente per chiarire la situazione a beneficio dell’utenza. Prima della nuova disposizione, i prelievi domiciliari potevano essere effettuati da infermieri regolarmente iscritti all’Albo, previa compilazione di un modulo aziendale, operanti in libera professione (con notifica al Collegio provinciale), dipendenti di strutture sanitarie o assistenziali private accreditate o non accreditate con il SSN, personale di cooperative o associazioni ONLUS, nonché a titolo gratuito occasionale.
Con le nuove regole, invece, possono essere accettati esclusivamente i prelievi domiciliari eseguiti da personale dipendente AST in attività istituzionale (ADI) o da personale operante in strutture convenzionate. In quest’ultimo caso, il servizio è limitato territorialmente, svolto solo in giorni prestabiliti della settimana, subordinato all’autorizzazione del Distretto su richiesta del Medico di Medicina Generale e con analisi del campione presso il laboratorio convenzionato, non presso il laboratorio analisi ospedaliero.
Ne consegue che, allo stato attuale, i prelievi non possono più essere effettuati e consegnati al laboratorio analisi né da infermieri liberi professionisti, né da infermieri di associazioni di volontariato o volontari, nonostante la loro presenza capillare in un territorio ampio e difficilmente accessibile.
Urbino Salute esprime forte preoccupazione per la leggerezza e l’improvvisazione di decisioni così rilevanti e impattanti sulla vita dei cittadini più fragili. L’interruzione improvvisa di percorsi consolidati, ritenuti fino a quel momento sicuri, tracciabili e di qualità, evidenzia una scarsa conoscenza del territorio e delle sue prassi. Particolarmente grave appare la sospensione del servizio per avviare indagini interne senza aver predisposto soluzioni alternative e in assenza di atti pubblicamente motivati. Resta infine il dubbio che, oltre alla tardiva attività di verifica, vi sia anche l’intento di dirottare l’attività verso il privato convenzionato.
Urbino Salute auspica una rapida soluzione della vicenda, a tutela di quella rete di solidarietà che troppo spesso supplisce alle carenze istituzionali nel rispondere ai bisogni dei cittadini più vulnerabili.

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