Il consigliere regionale Marta Ruggeri
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La nuova classificazione voluta dal governo nazionale e approvata anche da Acquaroli esclude dall’elenco dei Comuni montani, e quindi da tutti i benefici connessi, 29 Comuni marchigiani, di cui ben 15 della provincia di Pesaro e Urbino, che fin da una legge addirittura del 1952 (!) erano considerati “montani” o “parzialmente montani”.

Sono Comuni che per isolamento geografico e carenza di infrastrutture già sono in grande difficoltà e avrebbero bisogno di un sostegno ulteriore: invece si vedono togliere risorse su cui contavano da 74 anni, benefici che riguardano più o meno tutti gli aspetti dell’amministrazione, dalla manutenzione delle strade agli sgravi per gli agricoltori, gli incentivi per medici e insegnanti, fino alle agevolazioni per le “scuole di montagna”.

Martedì la maggioranza in Consiglio regionale, in evidente imbarazzo, si è addirittura rifiutata di votare, rinviandola, una risoluzione che condivideva il documento estremamente puntuale e di grande qualità inviato dai 29 sindaci interessati, sindaci di tutte le parti politiche, mostrando esplicitamente di considerare più importante la fedeltà cieca ai partiti rispetto allo schierarsi coi territori che dovrebbe difendere. Una vergogna.

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Sempre martedì Acquaroli e Fioravanti (presidente dell’ANCI Marche) sono stati a Roma per chiedere qualche modifica dopo che avevano approvato tutto: lacrime di coccodrillo, purtroppo probabilmente inutili, perché lo stesso ministro Calderoli ha spiegato che proprio il voto favorevole della Regione Marche nella conferenza Stato-Regioni rende difficile ora tornare indietro da questa classificazione che fa figli e figliastri. Il risultato: anche sindaci di destra come Gambini di Urbino escono addirittura dall’associazione dei Comuni presieduta a livello regionale dal sindaco di Ascoli, che non li ha tutelati. Una crisi istituzionale clamorosa!

Poi Acquaroli, Baldelli, Consoli e compagnia, dopo essersi incredibilmente vantati del bel lavoretto confezionato a Roma, non rendendosi conto del danno per tanti Comuni e cittadini, ora promettono qualche deroga, ma sarebbero soluzioni non strutturali, parziali, che per esempio lascerebbero fuori l’enorme problema delle scuole, molte delle quali a questo punto rischiano di chiudere, comprese alcune appena ricostruite. Ancora una volta, a differenza di molte altre Regioni, anche governate dalla destra, la Regione Marche si è inchinata alla volontà dei partiti nazionali, che in questo caso per ragioni meramente politiche dovevano favorire le Alpi a svantaggio degli Appennini, dimenticando le difficoltà di decine di migliaia di cittadini marchigiani.

Marta Ruggeri, consigliere regionale - capogruppo 5 Stelle 

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