Regione Marche, Comune di Fano e Consorzio di Bonifica l’hanno definito “ripulitura sponde” e “bonifica”, in realtà l’intervento da poco concluso lungo il torrente Arzilla ha un solo nome “scempio ambientale”. Ovviamente la motivazione che supera tutti gli ostacoli di natura ambientale si chiama “messa in sicurezza” e così uno scrigno di biodiversità tutelato dalle norme su “Rete Natura 2000” è stato deturpato in maniera oscena. Per un tratto di 10 km, che va dal confine con il comune di Fano, zona Carignano, a Villa Betti, nel comune di Pesaro, una sponda (ma in alcuni tratti entrambe) del torrente Arzilla è stata spianata, rimodellata ed è stata asportata quasi tutta la vegetazione ripariale. In alcuni punti sono stati elevati degli argini, anche dove non serve, e scavato il letto del torrente. Centinaia di alberi sono stati tagliati e ammucchiati in decine di cataste. Ma questi lavori ridurranno significativamente il rischio idraulico? No, daranno solo una falsa sensazione di sicurezza, perché contrariamente a quanto affermano Comune, Consorzio e Regione togliere tutta la vegetazione dalle sponde e dal letto del torrente aumenterà la velocità di corrivazione e di erosione dell’alveo. Pertanto, in caso di forti eventi metereologici il rischio di esondazione nella parte più a valle del torrente sarà maggiore.
Non siamo di certo contrari alla rimozione di ostacoli che possono fungere da sbarramento in prossimità di case, ponti o infrastrutture viarie, ma “ripulire” in maniera uniforme tutto il corso del torrente, non solo è uno spreco inutile di denaro pubblico (dato che in alcuni tratti il letto è parecchi metri sotto il piano campagna) ma significa anche creare le condizioni di maggior pericolosità. L’Arzilla, proprio perché ha un regime torrentizio, deve essere messa nelle condizioni di allagare aree agricole dove non ci sono abitazioni, di modo che quando si dovessero verificare delle piene il rischio per la parte più abitata del suo corso sia ridotto al minimo. Per questo la vegetazione nei tratti dove il torrente attraversa aree agricole non va assolutamente rimossa perché serve a rallentare la forza di piena. Ma non solo, la vegetazione ripariale, nel rallentare e trattenere il deflusso dell’acqua, tesaurizza le piogge e favorisce la ricarica della falda, cosa importantissima visto il fenomeno, in peggioramento, di primavere ed estati sempre più siccitose a causa del riscaldamento climatico. Stupisce inoltre l’affermazione dell’assessore Ilari secondo cui l’intervento realizzato abbia ricadute “benefiche” sul valore naturalistico dell’area: un totale rovesciamento del significato delle parole.
L’associazione la Lupus in Fabula odv in coordinamento con altre associazioni ambientaliste del territorio farà tutto il possibile perché lo scempio perpetrato nel tratto a monte non si ripeta anche nei 14 km del comune di Fano. Ricordiamo, infine, che la Natural Restoration Law (regolamento europeo per il ripristino degli habitat minacciati) approvata il 19/06/2024 dal Consiglio della UE è vincolante anche per l’Italia. E’ inconcepibile che mentre questa norma imponga agli stati membri della UE il restauro degli ambienti umidi degradati, gli enti locali distruggano ciò che è ancora integro e ricco di biodiversità.
La Lupus in Fabula - Claudio Orazi






















