Il sindaco Gambini è salito sulle barricate in difesa degli interessi di Urbino e degli altri comuni montani delle Marche penalizzati dalla applicazione regionale del DPCM 20 febbraio 2026 che, secondo quanto disposto dalla Legge del 12/09/2025 n. 131, revisiona i criteri di classificazione penalizzando 78 comuni italiani, di cui ventinove nelle Marche, Urbino compreso.
Gambini prova ad alzare la voce, ma i suoi gargarismi sono destinati ad essere inascoltati – e lui dovrebbe saperlo – perché il problema non è una questione tecnica, ma politica: implementare i finanziamenti per quelle aree regionali che costituiscono un serbatoio elettorale da mettere in cassaforte anche con il drenaggio delle risorse destinate ai comuni montani. Un déjà-vu con la recente istituzione della ZES (Zona Economica Speciale) che privilegia soprattutto le provincie di Macerata, Fermo ed Ascoli e penalizza l’Anconetano e con particolare accanimento la nostra provincia, dove lo sfondamento del centrodestra nelle elezioni regionali del 28-29 sett. 2025 è stato più contenuto.
Senza dubbio questo non può non avere provocato frizioni all’interno della coalizione di centro-destra ma non abbastanza da determinare una vera e propria spaccatura tra Fd’I e i “civici” e di ciò che rimane del berlusconismo d’antan. In periferia, in definitiva, si è avuto un atteggiamento da arruffapopoli ben presto rientrato visto che le elezioni politiche ormai battono alle porte. Una presa in giro dei cacicchi locali del centrodestra che aspirano alla conferma in Parlamento o in Comune o a dirigere qualche Ente senza danni per il portafoglio e la visibilità politica.
E infatti la Giunta regionale non ha preso alcuna posizione contro i nuovi criteri osteggiati anche dall’Anci e dalla Uncem e contestati anche in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni del 5 febbraio 2026. Non è quindi casuale che il 10 marzo il centrodestra, compatto, abbia respinto la risoluzione presentata in Consiglio regionale dalle opposizioni con la quale si chiedeva un impegno attivo della Giunta per la revisione sostanziale dei criteri di classificazione del Governo.
La stampa enfatizza il ruolo di Gambini descritto come un Masaniello che guiderebbe la rivolta di tutti i comuni montani esclusi delle Marche con delega a rappresentarli anche nella interlocuzione con il Governo. Puntare sul tecnicismo, come il ricorso al TAR del Lazio contro il DPCM, e su qualche ritocco non servirà a nulla mentre è dalla battaglia politica che si potrebbero ottenere dei risultati. Ma lo vedete Gambini che contesta Acquaroli e il presidente della Regione contestare il DPCM che reca la firma della presidente del Consiglio Giorgia Meloni? Gambini abbia la dignità di fare i nomi e i cognomi di coloro che in Regione hanno prodotto il “papocchio” o, se più vi aggrada, l’imbroglio.
Occorre denunciare con forza che la normativa regionale sui comuni montani è solo parte del disegno sotteso al provvedimento della ZES: prima il depauperamento delle risorse fondamentali per la sopravvivenza delle comunità dell’entroterra marchigiano e ora l’esclusione di ben 29 Amministrazioni locali dagli indispensabili benefici prima riconosciuti ai comuni montani. Sarà la fine dell’entroterra come realtà storicamente determinata ed erogatrice di servizi indispensabili alla propria sopravvivenza. E quando tutto questo polverone si sarà depositato appariranno più chiari gli obiettivi macro-economici e sociali della Giunta regionale: procedere per gradi alla desertificazione delle zone montane a vantaggio dei centri della costa e dei capoluoghi provinciali, investiti dall’ “inverno demografico”, dove saranno concentrati i servizi principali, dalle scuole agli ospedali, dai commerci all’economia, dalle infrastrutture ai collegamenti autostradali lungo le direttrici e le aree regionali più sviluppate.
E l’entroterra? L’entroterra diventerà un luogo buono per le merende e le gite domenicali o per i fissati alla ricerca di reperti artistici e monumentali in centri storici abbandonati insieme ai loro territori. A questo proposito ricordo ancora una visita a Massa Fermana dove, in un centro storico deserto, nella chiesa di San Lorenzo, si trova un bellissimo polittico di Crivelli. La chiesa era chiusa ma per fortuna comparve un anziano – un custode volontario della chiesa – che, intuite le mie intenzioni, mi aprì il portone. Un polittico del Crivelli custodito alla buona e senza dispositivi antifurto! Questo è successo e si ripeterà alla lunga su quanto rimane dei centri storici e delle aeree interne che a bilancio, per il 2026, dispongono di appena 8 milioni di euro.
E Gambini? Il sindaco continuerà la sua recita fino alle prossime elezioni politiche ma senza creare veri problemi ai suoi amici che governano la Regione. Per questo suo vuoto agitarsi, in assenza di una proposta che modifichi radicalmente la Legge del 12/09/2025 n.131, sarà in futuro premiato dai “padroni del vapore”, magari con uno strapuntino se dovesse andare male per il centrodestra. Ma potrebbe anche finire come Masaniello, mazziato da quel popolo che lo aveva messo sul trono di Napoli.
Ermanno Torrico





















