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Al termine di una stagione da custodire con orgoglio tra le memorie più care Fano approda nella divisione cadetta del rugby. Tra i grandi e al cospetto di piazze importanti, insomma. Un’impresa memorabile, quella compiuta dagli uomini vestiti di rossoblù, che costituisce in primis un esempio. La prova provata che chi programma con cura, fa le scelte giuste, agisce con lungimiranza di idee e vedute, dà tempo al tempo acché quanto seminato attecchisca e cresca rigogliosamente viene alfine ripagato. Sempre. E con lauti interessi. Sono in effetti anni che il club va tessendo pazientemente la sua tela, fatta di organizzazione e oculatezza, competenza e dedizione, con in mente l’idea meravigliosa di costruire qualcosa di importante. Per sé stesso, per i suoi numerosi iscritti e simpatizzanti, per la città intera, per quanti (e sono molti, più di quanti si creda) amano uno sport tra i più nobili e formativi in assoluto, una disciplina nella quale il rispetto dell’avversario è sacro e l’aiutarsi a vicenda, facendo fronte comune nelle avversità, rappresenta un elevato imperativo morale prima ancora che una mera strategia di gioco. Ed ora che il risultato è stato raggiunto il molto fango calpestato, i vistosi lividi sulla pelle accumulati in serie, le maglie lacerate a iosa, i placcaggi spietati fatti e subiti, le mischie furiose affrontate ogni volta a testa alta appaiono dolce nettare da gustare al banchetto degli dei. In senso più ampio e al di là del fatto in sé, la promozione ed il suo slancio generatore vanno letti pure come un segnale di vitalità e dinamismo sociale. Dimostrano che a Fano si pratica sport di base su vasto spettro e quando il movimento è esteso e saldamente connesso al tessuto urbano  prima o poi dal suo fertile humus spuntano vette di autentica eccellenza. Pensiamo al volley maschile e femminile, all’atletica leggera, alla ginnastica ritmica e artistica e via elencando altre realtà più o meno note.  Con un bacino di utenza ampio, radicato e in continuo rinnovamento tali scenari producono a più riprese  talenti singoli e collettivi che danno lustro, fungendo al tempo stesso da stimolo e traino anche per altri ambiti, agonistici e meno. L’auspicio è che l’intenso sapore della vittoria resti a lungo in bocca alla palla ovale cittadina, nel mentre si attende che il pallone di cuoio sferico  (quello dei cugini calcistici dell’Alma, per intenderci) torni finalmente a volare alto sopra gli immeritati e non più sopportabili limiti della mediocrità. Dopotutto, vincere aiuta a vincere. Tutti e in tutto.

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Sandro Candelora - (Opinionista free lance)
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