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Oggi, dopo essere stata coinvolta in un incidente stradale e trasportata in ospedale in codice giallo, ho potuto vedere con i miei occhi una realtà che troppo spesso viene ignorata o raccontata solo superficialmente: quella dei medici, degli infermieri e di tutto il personale ospedaliero che ogni giorno combatte, con professionalità e umanità, in condizioni di lavoro ormai al limite della dignità.
Nel pronto soccorso e nell’ospedale in genere non mancano soltanto i posti letto. Mancano strumenti adeguati, sicurezza e rispetto per chi cura e per chi viene curato. Barelle sfrenate mettono a rischio i pazienti e distruggono la schiena degli operatori sanitari costretti a spostarle manualmente. Barelle con sponde rotte diventano un pericolo continuo. I corridoi si trasformano in reparti improvvisati perché non ci sono abbastanza posti disponibili.
Eppure, nonostante tutto questo, medici e infermieri continuano a lavorare senza fermarsi, spesso senza pause, caricandosi sulle spalle una pressione fisica e psicologica enorme.
La situazione è aggravata da un uso improprio del pronto soccorso. Durante la mia attesa ho visto arrivare persone che non avevano alcuna reale urgenza: un signore preoccupato per una zecca, un altro con un semplice mal di gola che aveva preso soltanto un Benagol e aveva deciso di andare in ospedale perché il proprio medico sarebbe entrato in servizio solo alle 17.
Il pronto soccorso non è un ambulatorio sostitutivo. È il luogo dove si salvano vite. È il presidio che deve garantire assistenza immediata a chi ha subito un trauma, un infarto, un ictus, un incidente grave, una situazione critica.
Abusarne significa rallentare le cure per chi ne ha veramente bisogno e contribuire al collasso di un sistema già stremato.
Serve un cambiamento immediato: più investimenti, più personale, più posti letto, strumenti sicuri e condizioni di lavoro dignitose per chi ogni giorno si prende cura di noi. Ma serve anche responsabilità da parte dei cittadini. Il pronto soccorso va rispettato e utilizzato con coscienza.
A medici, infermieri, OSS e a tutto il personale sanitario va il più profondo ringraziamento. In mezzo a mille difficoltà, continuano a rappresentare il volto più umano della sanità italiana.
Avv. Pia Perricci 

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