di Anna Maria Polidori
“Molte delle venti foto esposte sono state scattate nell’Urbinate che per me è un luogo sacro. Ho fotografato il fiume di Borgo Pace, la campagna di Maciolla. Luoghi magici. Credo che la magia sia un’altra parte importante dell’umanità, quando un paesaggio ha tutto in termini di ricordi, inspirazione”. Pia Bacchielli, giornalista, è tornata con una mostra fotografica dal titolo: Sacra inaugurata il 23 aprile e conclusasi il 10 maggio ad Ancona. Ci siamo fatte raccontare come sia nata quest’idea. “Ho recuperato certi studi, libri letti ed amati di antropologia e storia delle religioni. Mio padre era un latinista e ho sempre sentito forte il legame con le lettere classiche. Ho focalizzato l’attenzione sul sacro che credo sia ovunque: nella natura, nei quattro elementi, nei cerchi, nella spirale. E lo dice una persona laica”.
La nostra religione prima non era questa… “Quella attuale si è sovrapposta a quella che avevamo prima, incorporando riti e usanze pagane che comunque hanno resistito. Tra l’altro tante chiese sono fondate in quelli che una volta erano templi. In Guatemala ad esempio c’è una bellissima chiesa barocca sorta su una collina sacra dove, ancora oggi gli sciamani celebrano i loro riti”.
Crede in Dio? “È difficile rispondere. Siamo un infinitesimo punto in un universo immaginifico. Ciascuno di noi ha bisogno di pensare che le sofferenze abbiano un senso, una finalità: che la vita abbia un significato finale”.
Eppure la nostra religione è andata cambiando. Una volta durante maggio il rosario la faceva da padrone. “Oh, il rosario! È uno dei ricordi cui sono più legata perché rammento la partecipazione della mia nonna urbinate alla recita, nonché al vespro nel Monastero di Santa Caterina dove c’erano le suore di clausura. Mi affascinava l’idea di una vita trascorsa in meditazione, preghiera. Possono andare perdute certe manifestazioni religiose, ma se ne acquistano altre. Che so? stare in contemplazione da soli al mare: respirare aria buona durante una passeggiata in un bosco; scalare una montagna. Anzi: le dirò che questo tipo di spiritualità in tempi così forsennati è molto cercata”.
Quanta gente ha visitato la mostra? Che bilancio ne ha tratto? “Ancora devo smontarla! Però posso dirle che è un consuntivo positivo. In tanti mi hanno chiesto spiegazioni sul taglio particolare che ho dato alle foto. Perché avessi scelto una base nera mentre le figure erano così chiare: ho pensato che un animo spirituale esca dal buio. Ho accompagnato le foto con la proiezione video e ringrazio la Galleria Papini per avermi ospitato”.






















