da Comitato Ciclovia del Metauro
Anche i sette Comuni della Valle del Metauro, tutti attraversati dalla Fano Urbino, devono fare i rispettivi Piani Urbanistici Generali (PUG, ex PRG); il ripristino di questa linea è stato oggetto di un costoso studio di fattibilità (ben un milione e 350mila euro) elaborato dalle Ferrovie e co-finanziato anche dalla Regione Marche; i risultati confermano che il vecchio tracciato, abbandonato da circa 40 anni e in progressivo degrado, non può ospitare un treno e, di conseguenza, può essere destinato ad altri scopi. Dopo la recente divulgazione dello studio di (non) fattibilità è cambiato tutto ma, tranne qualche eccezione, non risultano reazioni significative di politici, amministratori e partiti, quasi tutti favorevoli al ripristino; si conoscono invece gli orientamenti di massima di sei dei sette Comuni:
Fano: favorevole al ripristino;
Cartoceto: favorevole alla ciclovia;
Colli al Metauro: favorevole alla ciclovia;
Fossombrone: favorevole alla ciclovia;
Montefelcino: orientamento non conosciuto;
Fermignano; favorevole alla ciclovia;
Urbino: favorevole al ripristino.
Al di là degli orientamenti, ora non è possibile parlare dell’urbanistica di un vasto territorio che va dalla costa agli Appennini senza considerare che:
– non esistono le condizioni per riattivare la Fano Urbino sullo stesso tracciato di un secolo fa;
– nessuno prenderà in seria considerazione le “alternative progettuali” ipotizzate nello studio sia per l’assenza delle enormi risorse necessarie (ben più di 448 milioni) sia per lo stravolgimento urbanistico di tutta la Valle del Metauro;
– non si sono mai fatti avanti soggetti disposti a investire centinaia di milioni per ripristinare e gestire la linea;
– per un eventuale collegamento su ferro servirebbe un percorso diverso da quello attuale;
– non si sa, a parte le buone intenzioni, cosa vuol fare in concreto la Regione Marche;
– bisogna tener conto delle grandi potenzialità economiche del cicloturismo e dell’utilità delle piste ciclabili per i collegamenti brevi;
– le Ferrovie sono disposte a cedere agli Enti locali le loro ferrovie fuori uso per fini sociali, culturali e sportivi, in particolare per piste ciclabili; lo hanno già fatto decine di volte con grandi vantaggi per i territori interessati.
Per decenni la questione della Fano Urbino è rimasta in sospeso perché facevano comodo i voti di chi, nonostante l’evidenza, ne ritiene possibile il ripristino; ora però bisogna decidere, perché non si possono progettare i Piani Urbanistici Generali su basi superate e inattendibili.





















