“Stop ai prelievi dai corsi d’acqua superficiali della provincia di Pesaro e Urbino per fronteggiare la carenza idrica dovuta alla persistente siccità”. È quanto dispone la Regione Marche con un provvedimento che entrerà in vigore il 5 agosto e resterà efficace fino al 30 settembre 2026, con l’obiettivo di assicurare l’approvvigionamento di acqua potabile alla popolazione e la salvaguardare degli ecosistemi fluviali. La decisione, comunica la Regione, “arriva dopo settimane di temperature elevate e di assenza di precipitazioni significative, che hanno determinato un sensibile calo delle portate di fiumi e fossi, portando la disponibilità della risorsa idrica a livelli di particolare criticità”.
“Di fronte al quadro climatico che si prospetta è necessario assumere decisioni rapide e responsabili per proteggere una risorsa essenziale come l’acqua – sottolinea l’assessore regionale alla Protezione civile, Tiziano Consoli -. La priorità è garantire acqua potabile ai cittadini e preservare i corsi d’acqua, messi a dura prova da una stagione eccezionalmente siccitosa. È una misura straordinaria, che sarà costantemente monitorata e aggiornata in base all’evoluzione delle condizioni meteo. Chiediamo collaborazione e senso di responsabilità: l’acqua è un bene di tutti e va tutelata con l’impegno di ciascuno”. Lo stop riguarda “tutti i prelievi dai corsi d’acqua e anche quelli dai pozzi vicini ai fiumi, che possono incidere sul loro livello. Restano invece consentiti i prelievi destinati all’acqua potabile, all’abbeveraggio del bestiame e quelli degli impianti idroelettrici nei casi in cui l’acqua venga restituita nello stesso punto in cui viene prelevata”. “Se le condizioni meteo dovessero migliorare e aumentare la portata dei corsi d’acqua, – osserva l’Amministrazione – la Regione potrà modificare o revocare il provvedimento. In situazioni particolari, e solo quando non esistono altre fonti di approvvigionamento, potranno essere concesse deroghe dal Settore Genio Civile Marche Nord – Ufficio di Pesaro”. “Chi non rispetta il divieto rischia le sanzioni previste dalla legge, con multe da 8.000 a 50.000 euro, ridotte a 2.000-10.000 euro nei casi meno gravi”. “Il provvedimento – ricorda la Regione – recepisce le indicazioni emerse nel Tavolo interistituzionale di Protezione civile del 29 luglio ed è stato adottato con il Decreto del Settore Genio Civile Marche Nord n. 503 del 31 luglio 2026”.





















