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di Anna Maria Polidori
“Non dobbiamo fare in modo che il fiume venga vissuto come il mare”. Alberto Mazzacchera, principale esponente dell’opposizione della città di Cagli sulla vicenda dell’incendio divampato lo scorso 16 agosto lungo la Provinciale in direzione Secchiano ha le idee chiare. Idee che, se applicate, cambieranno il volto del rituale del fiume così amato dai cagliesi. Insomma Alberto, come è potuto succedere un incendio come questo? Appare chiaro che sia non voluto, ma altresì che sia partito dal fiume e si sia propagato. Ho personalmente visitato il sito i giorni successivi e le posso assicurare che in quel tratto di strada c’erano tantissime persone.
Mazzacchera non ha dubbi che la fortuna abbia dato una mano tremenda nello spegnimento dell’incendio. Siamo stati fortunati ad aver avuto subito tutti i mezzi a disposizione, elicotteri inclusi. In una stagione così asciutta, non è scontato. Poi, la pioggia. Non ultimo, l’incendio si è fermato sul crinale. Pensi solamente se fosse andato avanti. Sul versante opposto c’è dapprima un ristorante, poi alcune case, e infine le fiamme avrebbero potuto raggiungere la città. Inoltre va detto che i sentieri del Bosso non sono adatti per poterci entrare con dei mezzi dei vigili del fuoco.
C’è una ricetta percorribile per evitare incidenti futuri? Ne vedo una sola: dobbiamo passare da una condizione al momento selvaggia a una regolamentata.
Alberto, così anche il fiume perderà in libertà. Ma no, perché? Il fiume rimarrà libero. Anzi, le dirò: penso sarà ancor più divertente. Ci sono diverse aree private lungo il tratto di strada che va da Pianello a Cagli. Immagino non sarà difficile trovare gente interessata a coprire certi servizi. Immagini solamente poter pianificare per le persone non solo il fiume, ma anche i nostri sentieri meravigliosi e un pic-nic con la grigliata in sicurezza perché ci sarà un barbecue preposto assieme ad un estintore. Vede, se viene fatto un barbecue sulla spiaggia, se viene acceso un falò vicino al mare, non succede niente. Il fiume è tutta un’altra storia. Infine, mi lasci dire: i bagni!
I bagni? Beh sì, li ritengo fondamentali. Rammento quando andavamo al fiume. Quando era necessario tornavamo a casa in motorino perché avevamo dove appoggiarci. Ma ci sono persone in questo caso che arrivano da Ravenna, Fano, Pesaro. Facile intuire dove possano espletare i loro bisogni. Per non parlare dei rifiuti. Andrebbe spiegato che tutto quello che viene portato deve necessariamente far ritorno a casa. La vedo dura. Si figuri che il Corriere della Sera l’altro giorno ha preso in esame nientemeno la maleducazione degli stranieri nel nostro Paese, che, forse, rilassati dal sentimento italico, sono maggiormente distratti. Inoltre vedo con pessimismo i piccini che stanno crescendo adesso e che non hanno il minimo rispetto per l’ambiente. Forse troveranno chi li cambierà. Si sa che i bambini ascoltano maggiormente una persona esterna. Sarà, ma le posso dire che ho visto comportamenti da parte dei genitori che mi fanno pensare tutto l’opposto.
I social hanno fatto conoscere le gorghe, ammette Mazzacchera. Il problema maggiore è costituito dal virtuale, dove le persone possono trovare le foto dei nostri tratti di fiume per poi volerci venire. Una mattina ero al bar e vedo questo gruppo di ragazzi forestieri. Provenivano da Ravenna e cercavano qualcuno che sapesse dove si trovasse una certa gorga. C’ho parlato io spiegando loro dove avrebbero dovuto dirigersi. Avevano visto la foto su un social. Adesso il turismo, il mondo viene alimentato dal virtuale. Se quest’anno ci sono state un tot di persone, il prossimo ce ne saranno molte di più. E la cosa non può restare così, perché adesso siamo stati fortunati, ma se scoppiasse un altro incendio? Che poi il Bosso è davvero un bosco meraviglioso, compatto.
Alberto mi faccia capire: la tradizione del fiume per i cagliesi… C’è sempre stata. Il cagliese è andato al fiume da tempo immemore. Ho letto delle delibere di consigli comunali di fine ‘700 e ‘800, in cui addirittura c’è stata gente che ha perso la vita al fiume.
Come mai?  In passato era utilizzato per lavarci i panni, estrarre la ghiaia, senza dimenticare le tintorie.
Ce ne parli C’erano molti fabbricatori di panni di lana e concerie. Abbiamo una pianta, lo scotano, ad esempio che in passato veniva utilizzato per la lavorazione della pelle.

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