da Comitato Ciclovia del Metauro
Perché no? In Italia sono stati chiusi almeno 1.200 km di linee ferroviarie che, se non cedute ad altri soggetti, per la proprietà comportano ancora responsabilità e spese improduttive; per questo, FS e RFI nel loro “Atlante delle greenways su linee FS”, intendono “suscitare l’interesse delle Amministrazioni locali a sviluppare nuovi percorsi ciclabili a contatto con la natura”, anche perché non è necessario “richiedere una moltitudine di espropri per ottenere la disponibilità del sedime”; di conseguenza, ne auspicano “la valorizzazione attraverso la trasformazione in greenways”, come è già avvenuto in molti casi. Questo vale anche per la Fano Urbino che da più di mezzo secolo non rientra nei piani della rete ferroviaria nazionale; infatti, già nel 1975 c’era l’intenzione di “riproporre l’eliminazione dei tratti che sono improduttivi”, tra cui appunto il “tronco detto “morto” di Pesaro Urbino via Fano”. Pertanto, quando le Amministrazioni locali chiederanno il sedime della Fano Urbino, come farebbero le Ferrovie a negare il loro assenso? Un rifiuto sarebbe contraddittorio, incomprensibile e inaccettabile. Oltretutto, nel 2011 ne hanno ottenuto la chiusura definitiva dopo un lungo e complesso procedimento che ha coinvolto vari Ministeri e, per competenza territoriale, la Regione Marche e la Provincia di Pesaro e Urbino. Ancora più eloquente è il loro Studio di fattibilità venuto alla luce pochi mesi fa, nel quale hanno dimostrato che, per motivi tecnici, servirebbero percorsi alternativi all’attuale sedime non riutilizzabile come ferrovia. Nel 2023 si è aggiunta la Regione Marche, un cui assessore ha ammesso che, per motivi di sicurezza, i treni non possono passare “all’interno dei nostri quartieri”; del resto, le Ferrovie non hanno impedito, per esempio, la nascita di un edificio di tre piani a circa 2,5 m dai binari, a dimostrazione che non esiste alcuna fascia di rispetto ferroviario, come nelle linee attive. Dopo la pubblicazione dello Studio di fattibilità del ripristino della linea, non sta più in piedi il “muro di gomma” che per decenni ha impedito di realizzare tra costa ed entroterra non solo un’utilissima ciclovia ma anche di progettare un collegamento su ferro alternativo a quello esistente che, come è stato confermato, non era riutilizzabile come ferrovia.
Nell’immagine un tratto della Ciclovia dei Trabocchi nata in Abruzzo sul vecchio sedime della ferrovia adriaticacostiera






















