Cna: “In 6 mesi conto salatissimo: 253 euro a residente e 625 a famiglia. Per le piccole imprese il maggior esborso è di 2.860 euro in più, 4.170 per le manifatturiere”
da Cna Pesaro Urbino
Sei mesi di guerra in Iran stanno presentando un conto molto pesante anche alla provincia di Pesaro e Urbino. Secondo le elaborazioni del Centro Studi CNA nazionale, il conflitto ha generato per l’Italia una maggior spesa energetica di 12 miliardi di euro nel semestre marzo–agosto, tra carburanti, elettricità e gas. E, secondo i numeri elaborati dal Centro Studi CNA delle Marche, si può parlare di un vero e proprio shock che si riflette anche sul territorio provinciale che conta 349.556 residenti e caratterizzato da 30.481 imprese, di cui 3.724 manifatturiere (pari al 12,2% del totale), le più esposte ai rincari.
Applicando infatti alle dinamiche locali gli stessi parametri di costo rilevati a livello nazionale, la crisi energetica ha comportato per Pesaro e Urbino un impatto stimabile in circa 80–95 milioni di euro nel semestre. Una cifra che rappresenta una tassa energetica straordinaria su famiglie, artigiani, piccole imprese e distretti produttivi.
Il peso sui cittadini e sulle famiglie della provincia
Il conflitto ha già generato un aggravio stimato di: 253 euro per residente e 625 euro per famiglia. Per una provincia con quasi 350 mila abitanti, significa decine di milioni di euro sottratti ai consumi, al risparmio e alla capacità di investimento delle famiglie.
Le micro e piccole imprese della provincia hanno sostenuto un aumento medio di: 2.860 euro nel semestre; 4.170 euro per le imprese manifatturiere, più energivore e più esposte alle oscillazioni dei mercati internazionali.
Un impatto che colpisce in modo particolare i settori della meccanica, del legno-arredo, della nautica, della moda, dell’agroalimentare e dell’artigianato produttivo.
Carburanti: A livello nazionale, la componente carburanti ha generato 5,8 miliardi di euro di maggiore spesa. Per Pesaro e Urbino, dove la mobilità privata e commerciale è essenziale per collegare costa, entroterra e distretti produttivi, il maggiore costo stimato supera i 35–40 milioni di euro nel semestre.
A luglio i prezzi medi nazionali – 1,908 €/l la benzina e 2,027 €/l il gasolio – hanno colpito in modo particolare: le famiglie che utilizzano l’auto come mezzo primario di spostamento; le imprese dell’autotrasporto, della logistica, dell’installazione e della manutenzione; le attività artigiane che operano quotidianamente su tutto il territorio provinciale.
Elettricità: La bolletta elettrica nazionale ha registrato un aumento di 3,7–3,8 miliardi di euro. Nella provincia di Pesaro e Urbino, dove il sistema produttivo è caratterizzato da manifattura diffusa, laboratori artigiani e piccole industrie, l’impatto è stimabile in 25–30 milioni di euro nel semestre.
A luglio il fabbisogno elettrico italiano ha toccato un massimo storico di 32,5 TWh, +8,3% rispetto al 2025: un segnale che le imprese non hanno potuto ridurre la produzione per compensare i costi.
Gas: Il gas – con un maggiore costo nazionale stimato in 2–2,2 miliardi di euro – incide in modo significativo anche nella provincia, dove una parte rilevante delle famiglie utilizza il metano per riscaldamento e acqua calda. L’impatto locale è stimabile in 15–20 milioni di euro nel semestre.
«La guerra in Iran ha generato un effetto domino che arriva fino alle nostre botteghe, ai nostri laboratori, alle nostre case. Michele Matteucci, presidente CNA di Pesaro e Urbino aggiunge: “In provincia di Pesaro e Urbino ci sono oltre 30 mila imprese e più di 140 mila famiglie: tutti stanno pagando un conto energetico che non dipende da loro. Questa crisi rischia di rallentare la ripresa e di indebolire la competitività dei nostri distretti. Servono interventi rapidi e mirati, perché le piccole imprese non hanno strumenti per proteggersi da oscillazioni così violente».
Per Antonio Bianchini, segretario CNA Pesaro e Urbino «Questi numeri confermano ciò che le imprese ci segnalano da mesi: la crisi energetica è diventata una tassa straordinaria che colpisce chi produce e chi vive nelle nostre comunità. Parliamo di decine di milioni di euro sottratti agli investimenti, all’innovazione, alla crescita. Le micro e piccole imprese non riescono a trasferire gli aumenti sui prezzi finali e stanno assorbendo costi insostenibili. Chiediamo che il Governo acceleri su: sostegni mirati alle piccole imprese; stabilizzazione dei prezzi dell’energia; investimenti sulle infrastrutture energetiche del territorio; incentivi per l’autoproduzione e l’efficienza energetica».






















