da Comitato Ciclovia del Metauro
Prima parte
Una lettura superficiale della legge 128/2017 ha fatto credere che questa linea abbandonata da 40 anni sia diventata una ferrovia turistica; non è così perché in realtà la legge consente solo una “candidatura al titolo”; infatti, sarebbe ferrovia turistica qualora fossero finanziate ricostruzione, gestione, manutenzione e sicurezza della linea, come risulta dagli articoli 2.1 (“purché”), 2.2 (“ove”), 2.3 (“a condizione che”) e 4.2 (“se”). Allo scopo servirebbero almeno 447 milioni di euro calcolati dalle Ferrovie nel loro studio di fattibilità di recente venuto alla luce; questa cifra calcolata nel 2021 molto probabilmente non comprende il costo delle opere indirettamente connesse alla ferrovia; va quindi di molto aumentata; inoltre, il finanziamento dovrebbe essere “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica” (art. 11).
Questa legge viene furbescamente sfruttata anche nel “Piano Infrastrutture Marche” secondo il quale entro il 2032 sarà realizzato un anello ferroviario tra costa ed entroterra nelle Marche centrosettentrionali; ma la Fano Urbino sarebbe tutta da ricostruire e tra Fermignano e Pergola non c’è nulla. Dal momento che non esiste alcun finanziamento per consentire l’uso turistico, neanche di modesta entità, la Fano Urbino è solo un bene immobile di cui le Ferrovie hanno già prefigurato il destino, visto quanto dichiarano nel loro “Atlante delle green ways su linee FS“ nel quale descrivono una trentina di ferrovie in disuso già diventate apprezzate piste ciclabili.
La legge 128/2017 non ha aiutato a riaprire la Fano Urbino; ha solo rinviato la soluzione di un problema che si trascina da mezzo secolo danneggiando il territorio. E’ poi strano che non siano state mai evidenziate le oggettive difficoltà di funzionamento del treno turistico.
(Segue)
Nell’immagine, un tratto della Ferrovia turistica dei Parchi, in Abruzzo























