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Vincere e vinceremo… Fosse sempre così, sarebbe tutto più semplice. Ma il motto non ha valore assiomatico. Lo dimostrano la grande storia, quella con la esse maiuscola, e  pure quella minore, ma non per questo meno importante, del football. Le proverbiali sette camicie sudate appena pochi mesi fa per tirarsi fuori dalla palude della Promozione sono un ricordo ancora fresco che sta lì ad ammonire che nel calcio non c’è nulla di scontato e la pagnotta bisogna dunque guadagnarsela ogni maledetta Domenica. Detto dell’aleatorietà del pallone e delle sue imprevedibili traiettorie, è peraltro fuor di dubbio che l’Alma debba affrontare il campionato di Eccellenza che va ad iniziare con l’unico scopo di primeggiare. Ad ogno costo. Noblesse oblige, dopotutto. Ché ogni attimo trascorso in una dimensione che non ci appartiene è un affronto alla storia secolare del club, al suo glorioso blasone. In una parola, alla città intera. Innegabile del resto che la squadra assemblata con puntuale tempismo e ottimo senso strategico dal solerte Dalla Bona sia di livello assoluto e di certo, almeno sulla carta, non inferiore a chichessia. Organico vasto, tutti i ruoli ben coperti, uomini in grado di giostrare in più reparti (pensiamo a Mattioli, Pierpaoli, Roberti, a Tonelli, autentico calciatore titale), ardore giovanile innervato sulla provata esperienza di navigati corsari della categoria.  Qualità e quantità a iosa, in definitiva. In un mix che ha tutti gli ingredienti giusti per risultare esplosivo. Ad agitare il cocktail, un tecnico, il buon Fucili, che sa il fatto suo e che se tutto converge come negli auspici potrebbe aprire a Fano un ciclo importante.  Di fronte, un torneo breve (appena sedici squadre per trenta partite complessive), che premierà con l’approdo in Serie D solo la prima classificata. Occorrerà in tal senso partire bene, mostrando subito le prerogative migliori ed esibendo i muscoli ad una concorrenza che annovera vecchia aristocrazia decaduta (Fermana, Jesina, Osimana) e ricca borghesia rampante (Matelica, Aurora Treia, Lunano). Il valore aggiunto? Facile: il pubblico granata, sempre capace di spingere i propri beniamini al di là di ogni ostacolo. C’è in effetti nella gente una gran fame di nuove imprese, la ferma volontà di riappropriarsi di un passato mai dimenticato e custodito nel cuore con legittimo orgoglio.  E con tale e tanto appetito non ancora saziato hai visto mai che vincere stavolta diventerà davvero vinceremo?

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Sandro Candelora (Opinionista)

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