“Entrando nel monastero – confida chi assiduamente frequenta le funzioni nella chiesa del convento ed è molto vicino allo spirito monastico della clausura – è percepibile quell’aria di spiritualità, che fa riflettere sulla scelta di una vita di clausura. In una società dominata dal caos, questo luogo offre uno spazio di silenzio ed ascolto e la clausura non è una fuga dal mondo, ma una scelta radicale di custodia dell’essenziale. Alla Santa Messa del mattino vi è una sublime atmosfera e la conferma ci viene data dalla serenità del volto espresso da ognuna delle monache”. Come si spiega questa serenità? “In un’era in cui il valore delle persone è spesso misurato in base all’apparire ed al successo, la scelta della clausura non vuol essere una provocazione allo stile di vita del mondo, ma una dimostrazione della possibilità di realizzarsi attraverso la ricerca della propria spiritualità interiore. La percezione che hanno le monache è quella di vivere in un’altra dimensione lontane dal mondo e benché conoscano tutti i suoi problemi, li portiamo al cospetto di Dio, mettendoli nelle sue manie, donando la loro quotidianità a beneficio dell’intera umanità”.
Quale è il compito delle monache nella Chiesa? “Come le radici di un albero sono invisibili ed indispensabili alla vita e alla bellezza di una pianta, così loro sono necessarie alla vita della Chiesa e con le loro continue preghiere intercedono la misericordia divina per tutto il creato. La loro vocazione viene considerata il cuore pulsante della Chiesa, offrendo sostegno spirituale, facendosi carico delle ansie, delle sofferenze e delle speranze dell’umanità”. Cosa vorrà dire consacrarsi al Signore? “La vita consacrata è una storia di amore per il Signore, che si dona continuamente alla ricerca del suo volto. Qualsiasi problema terreno pur grande che sia, se visto con sguardo spirituale viene ridimensionato, perché è contemplato con gli occhi di Dio. La loro tranquillità è il loro modo di essere ed è diverso da quello che giornalmente vive il mondo. Chi volesse disegnare la gioia, venga pure a raffigurare il volto di una di queste giovani sorelle”.
Come sarà la vita al monastero? “La loro vita giornaliera viene scandita dal suono di una campanella, che per loro rappresenta la voce del Signore che le chiama alle varie attività giornaliere, ma quella principale ed indispensabile è la continua adorazione al Santissimo Sacramento, compresa quella notturna. Oltre all’adorazione personale svolta a turni, vi sono momenti di preghiera comunitaria e negli intervalli si eseguono quei lavori che necessitano in una normale casa, compreso il giardinaggio o l’orto da accudire. Con la giornata che inizia alle 5,30 del mattino e finisce alle ore 21.00 per loro la noia non esiste, a ma è la gioia a farle compagnia. Ci sono anche momenti di svago e divertimento, ma la vera letizia è nella contemplazione al Santissimo che le fa entrare in un’altra dimensione, perché è li che percepiscono la bontà di Dio attraverso le piccole cose”.
Come si chiama esattamene l’ordine a cui appartengono? “Si chiamano Monache Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento. La congregazione è stata fondata dalla Beata Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione nel maggio del 1807 che ha adottato la regola di Sant’ Agostino. A Cartoceto (PU) sono arrivate nell’agosto del 2013 stabilendosi nel convento agostiniano del Santuario di Santa Maria del Soccorso. L’abito che indossano le monache novizie è composto da una tunica bianca ed un velo bianco in testa, mentre le professe portano una tunica bianca simbolo di purezza e veste dei Beati, scapolare rosso che rappresenta il Corpo e Sangue di Cristo, mentre il velo nero simboleggia la vita di clausura e lo Spirito Santo che protegge la monaca”.






















