La Fondazione Teatro della Fortuna nasce come fondazione di partecipazione, aperta al coinvolgimento di soggetti e capitali privati. La Giunta Serfilippi, però, la sta trasformando — un pezzo alla volta, dal Teatro della Fortuna alla Corte Malatestiana, fino alla Rocca e forse (chissà?) al Bastione Sangallo — in una vera e propria holding della cultura fanese, concentrando nello stesso soggetto spazi, risorse e programmazione. Una scelta politica enorme, mai discussa con la città né in Consiglio comunale, che rischia di snaturare la funzione originaria della Fondazione: da strumento aperto alla partecipazione pubblica e privata ad una struttura a cui vengono affidati i principali contenitori culturali cittadini diventando una sorta di braccio operativo del Comune, con una concentrazione di potere che pone seri interrogativi su pluralismo, trasparenza e modalità di affidamento della gestione dei beni pubblici. E’ curioso che solo pochi giorni fa l’Amministrazione (sotto la guida dello strabordante assessore Santorelli) ha deciso di uscire dall’Ente Carnevalesca, sostenendo che non fosse necessario partecipare direttamente alla gestione, pur mantenendone stretto il controllo. Oggi, con la Fondazione Teatro, fa l’esatto contrario: il Comune, principale proprietario e finanziatore, ne amplia ulteriormente funzioni e responsabilità. Insomma, qual è la visione o il modello della cultura fanese? Meno Comune dove conviene, più Comune dove fa comodo? Tutto questo mentre circolano insistenti voci di rimpasto in Giunta. Viene quasi da provare solidarietà per l’assessora Tarsi: prima si avvia la costituzione della futura ASP, con un CdA di 5 componenti, che di fatto la taglia fuori dalla costruzione del welfare territoriale; ora al presidente della Fondazione Teatro, Mirisola, si consente di governare tre, o forse quattro, dei principali contenitori cittadini della cultura. Più che un assessorato, quello di Lucia Tarsi sembra ormai una sala d’attesa. Le condizioni per un accompagnamento alla porta sembrano tutte apparecchiate. Resta però la questione politica più seria: dopo la grave crisi economica della Fondazione Teatro, che appena un anno fa aveva animato il dibattito e sollevato interrogativi su gestione, controlli e governance, la risposta della Giunta è aumentarne ulteriormente dimensioni, funzioni e potere? Perché mettere in rete i luoghi della cultura è una cosa. Concentrarli tutti nelle stesse mani è un’altra e preoccupa alquanto!
Dimitri Tinti - Consigliere comunale – Gruppo misto






















