“La musica per me non è solo una professione – afferma il musicista e prima tromba dell’Orchestra Sinfonica Rossini di Pesaro Francesco Marconi nato a Città di Castello e residente a Sant’Angelo in Vado – ma un linguaggio universale per esprimere ciò che le parole non riescono a dire”. Come ha iniziato? “In modo quasi comico. A 5 anni quando mio nonno impartiva lezioni di musica a mio fratello, per gioco prendevo uno spaghetto e mi mettevo a dirigere. Lui mi mise in mano una tromba e da quel momento non l’ho più lasciata. Quello che era un gioco di un bimbo, è diventato prima scuola di musica, poi ingresso nella banda paesana e infine conservatorio dove mi sono laureato”. Come è proseguita la sua carriera? “Già durante gli studi il mio insegnante mi segnalò all’Orchestra Sinfonica di Perugia dove collaborai per alcuni anni. A seguito della vittoria all’audizione con l’Orchestra di Spoleto, trascorsi 7 anni come prima tromba nello splendido Teatro Nuovo. Nello stesso tempo con mio fratello, noto pianista jazz, abbiamo partecipato e vinto diversi concorsi internazionali. Intrapresi allora gli studi jazz e sempre con mio fratello formammo un duo musicale suonando in tantissimi concerti. Nel contempo realizzai il mio sogno e diventai per 11 anni direttore della Filarmonica Giacomo Puccini di Città di Castello. La svolta che cambiò la mia vita avvenne con l’ingresso nell’Orchestra Sinfonica Rossini nel ruolo di prima tromba e tromba solista. Con l’Orchestra Rossini ho cavalcato i più grandi teatri italiani ed europei fino alle tournée in Cina e Giappone”. Quali le emozioni più grandi? “Con l’Orchestra Rossini ne provai delle straordinarie, perché duettare con Mario Biondi, Giuliano Sangiorgi sono sensazioni irripetibili. Con Sangiorgi dovetti improvvisare il brano dal titolo Solo per te e a causa dell’assenza di Paolo Fresu; non avevamo lo spartito per cui ho dovuto scriverlo di notte. Nel giorno dell’esecuzione suonai divinamente tanto che la regia mi fece un bellissimo primo piano. Con Bocelli, quando feci l’esecuzione del brano dal titolo La strada di Nino Rota, il direttore d’orchestra mi chiese di alzarmi di fronte a 9.000 persone. Fui in difficoltà nell’iniziare… Chiusi gli occhi e dicendomi… dai Francesco buttati e divertiti, diedi inizio al brano. Andò alla grande”. Cosa vuol dire essere musicista in un’orchestra? “Tanto studio, disciplina e sacrificio. Mi definisco operaio della musica perché eseguo ciò che è scritto nella partitura e ciò che vuole il direttore, con la stessa dedizione di un operaio in fabbrica. Sul palco serve fiducia cieca del collega che hai al tuo fianco, mentre da solista è un dialogo tra me e l’orchestra e sono solo io che interpreto la parte principale”. Ha nuovi progetti e qualche dedica da fare? “In cantiere ci sono diverse collaborazioni jazz e soprattutto un bellissimo concerto da solista con l’Orchestra Rossini. Un grazie lo dico a mio nonno e ai miei genitori. D’ora in poi, tutti i miei futuri concerti, saranno dedicati a mia figlia Cecilia, proprio come Santa Cecilia, patrona della musica e di tutti i musicisti”.
























