Tra le province marchigiane quella che annovera il maggior numero di realtà zootecniche e di capi è quella di Pesaro Urbino che vanta tra l’altro anche l’unica specie autoctona regionale, ovvero il Cavallo del Catria

Nelle Marche sono attivi circa 3.200 allevamenti di cavalli che contano più di 8mila esemplari. Oltre il 60% di questi è in una struttura ippica sportiva o dedicata al turismo, alle passeggiate, al tempo libero. Attività ricreative dietro le quali c’è un prezioso lavoro di cura e di custodia che ora Coldiretti chiede di riconoscere come attività agricola connessa. La richiesta è stata lanciata nel corso di Fieracavalli a Verona, nel corso di un convegno promosso da Donne Coldiretti e moderato dalla presidente regionale marchigiana, Francesca Gironi, titolare di un’azienda agricola di Jesi che fa proprio dei cavalli il suo core business. Era presente anche il ministro per le Politiche Agricole, Francesco Lollobrigida. La richiesta è stata quella di qualificare come attività agricola connessa l’attività di ricovero, custodia e mantenimento di cavalli ed equini, anche di proprietà di terzi e dietro corrispettivo, quando svolta dall’imprenditore agricolo anche dopo la fine della loro carriera sportiva o lavorativa. Le aziende agricole, grazie alla disponibilità di terreni, strutture e competenze, possono offrire una risposta concreta a queste esigenze. Occorre però riconoscere e sostenere questa funzione, superando le incertezze normative e fiscali che oggi frenano lo sviluppo di un’attività importante per il benessere degli animali e per il reddito delle imprese. Dando alle imprese certezze normative e fiscali sarà possibile valorizzare ulteriormente il ruolo dell’agricoltura nella tutela di animali che anche dopo la fine della loro carriera hanno bisogno di cure, alimentazione, ricoveri e assistenza quotidiana, spesso per molti anni.
“Esprimo grandissima soddisfazione – ha detto la presidente Gironi – perché il ministro Lollobrigida ha preso l’impegno formale di sostenere questo emendamento. Crediamo nel grande potenziale che questa misura potrebbe esprimere nelle nostre aziende. In questa prospettiva il cavallo può trovare una nuova ed importante collocazione nella filiera agricola, mettendo in relazione allevamento, attività produttive, servizi e territorio”.
Tra le province marchigiane quella che annovera il maggior numero di realtà zootecniche e di capi è quella di Pesaro Urbino che vanta tra l’altro anche l’unica specie autoctona regionale, ovvero il Cavallo del Catria: circa 1.500 esemplari che vivono liberi nei pascoli d’altura del monte Catria e del monte Nerone. Splendidi esemplari ammirati in questi giorni di Fieracavalli grazie alla presenza dell’Associazione Allevatori a fare da ambasciatori di una storia fatta di allevamento, passione e profondo legame con il nostro territorio. In tutto nel Pesarese sono 2.900 i cavalli allevati. Seguono Macerata (2.513), Ancona (1.103), Fermo (983) e Ascoli (756) ma si arriva a un totale di 10.290 animali in tutta la regione se si considerano anche asini, muli e bardotti.
La proposta di Coldiretti si inserisce in un settore sempre più protagonista sia nei servizi turistici, sia in quelli sociali con progetti educativi, di integrazione e di benessere che prevedono ippoterapia e altre pratiche a contatto con gli animali. Esperienze che contribuiscono a costruire un nuovo modello di welfare rurale, particolarmente importante nelle aree interne, dove i servizi alla persona sono spesso più difficili da raggiungere.























