Il ruolo del Legato Albani è tanto importante quanto pieno di ambiguità. Amministra un immenso patrimonio pubblico che rimanda all’ultima famiglia che segnò profondamente la città prima dei cambiamenti avvenuti dal secondo dopoguerra. Appaiono inadeguate a tale potere economico reale che pervade la città con centinaia di rapporti, buoni per il consenso, le procedure, gli strumenti di controllo. Non è dato sapere se valgono le più basilari regole del mercato nella gestione dei vari contratti. Una “mission” del Legato assolutamente confusa che lo espone a operazioni al limite della correttezza per conto di una amministrazione comunale che per queste operazioni lo usa. Emblematica la vicenda delle riproduzioni delle opere di Raffaello sollevata con efficacia da Maria Francesca Crespini e da tutta l’opposizione. Altrettanto dubbia è la scelta di avergli affidato il ruolo di “dispensatore di contributi” (li suggerisce il sindaco?), questione delicata che può diventarlo di più quando questi contributi o incarichi vedono coinvolti operatori dell’informazione locale come il Resto del Carlino (l’importante Urbino Award ad esempio). È palese il rischio ancora di più per l’informazione in una città piccola come Urbino. I conflitti d’ interesse non solo non devono essere reali ma neppure sospetti quando si ha a che fare con il denaro pubblico e questo deve valere per tutti. Ma la cosa che maggiormente ci allarma è il fatto che l’amministrazione comunale non definisca per questa storica e prestigiosa istituzione una missione chiara, frutto di un confronto trasparente e approfondito che non può tagliare fuori il Consiglio Comunale. È un ente di gestione patrimoniale? E’ una istituzione a supporto dell’ istruzione dei giovani e del sistema educativo urbinate nel suo complesso? E’ un ente che deve fare cultura al posto di un assessorato asfittico e senza risorse? Può agire indipendentemente dall’orientamento della amministrazione nelle relazioni con le altre istituzioni, soggetti ecc.? Si discuta e si i decida e si porti avanti una linea chiara e controllabile dal punto di vista amministrativo, contabile e politico. Non è accettabile ad esempio che il Legato stabilisca un rapporto con la Cappella Musicale (fondata nel 1507) quando il Consiglio della Cappella non è stato ancora rinnovato. E poi per fare cosa? Troppo importante è la Cappella musicale, lasciata in condizioni miserevoli, per operazioni estemporanee. Ecco come diventano inevitabili conflitti, sospetti, operazioni discutibili. L’ultima: In Urbino si stanno celebrando i cento anni di vita della Scuola del Libro per opera del Liceo artistico, già Istituto d’Arte e prossimamente, dopo la mostra su Federico Barocci, la Galleria Nazionale delle Marche aprirà, il prossimo maggio, la mostra di Simone Cantarini proseguendo nel ciclo di valorizzazione degli artisti marchigiani.
Eventi per ricordare come una parte almeno delle istituzioni locali contribuiscano a mantenere viva e a definire l’immagine artistica e culturale della nostra città. L’attuale Amministrazione al contrario in vari modi, da anni sminuisce gli sforzi di coloro che ancora oggi mantengono viva, in Italia e non solo, l’immagine di Urbino quale luogo di produzione culturale ed artistica. Ora, è del tutto plausibile che a 170 anni dalla nascita il Comune attraverso il Legato Albani possa dedicare un’opera artistica a Giovanni Pascoli. Ma come avviene la scelta, per ora solo proposta, di Giovanni Turria? A quale logica culturale risponde? È nuovamente una scelta insindacabile del potere costituito di sgarbiana memoria? Ha un legame con la grande tradizione di incisoria di Urbino? E’ una scelta del nuovo presidente del Legato o è una scelta dell’ Amministrazione Comunale? E’ questo l’unico modo di operare su un terreno delicato come la cultura? Di questo il Sindaco unitamente a chi a vario titolo è responsabile di tali azioni, deve rispondere perché sono espressione di un modo di essere sostanzialmente estraneo alla storia della civiltà e della cultura di queste terre. È fuori discussione che l’azione amministrativa, soprattutto in Urbino, non può significare fare esercizio di potere, diversamente deve voler dire avere la volontà di aprirsi al mondo, alla società civile, alla ricerca e allo studio. È proprio in certe occasioni come l’anniversario del Pascoli che si deve poter misurare una gestione colta dell’esercizio arbitrario del potere.
URBINO RINASCE






















