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Il 2026 comincia malissimo: la prosecuzione del genocidio palestinese; il protrarsi della guerra in Ucraina tra la Russia e la NATO, con il conseguente piano di riarmo europeo; la crisi venezuelana; la crisi del fragile equilibrio mondiale. Qualche buona notizia viene però da una questione che è nata come una faccenda locale ma che, nel lungo periodo di lotta che ha coinvolto larga parte della cittadinanza di Urbino e Petriano, per il suo significato generale e la sua rilevanza è arrivata anche alle cronache nazionali: Riceci e la discarica voluta da Marche Multiservizi.

I ricorsi al TAR presentati dalla “scatola vuota” riminese Aurora, partecipata al 40% dalla nostra società mista pubblico-privato, sono stati rimandati al mittente; anzi, per maggior chiarezza: il ricorso contro la Conferenza dei Servizi istruttoria indetta dalla provincia di Pesaro e Urbino è stato dichiarato irricevibile/inammissibile e dunque rigettato; il ricorso – ben più corposo – contro la decisione della Conferenza dei Servizi è stato invece respinto con tanto di pagamento delle “spese di lite” da parte del ricorrente.

Come Sinistra per Urbino siamo felici della vittoria dei cittadini in questa lotta, che abbiamo sostenuto e alla quale abbiamo dato il nostro contributo partecipando attivamente al Comitato urbinate. Non siamo affatto contenti, però, delle scelte e delle posizioni assunte dall’azienda (partecipata anche dal comune di Urbino), perché sappiamo che anche queste spese, oltre a eventuali ulteriori risarcimenti, ricadranno sulle spalle dei cittadini, i quali usufruiscono del servizio in regime di monopolio di fatto.

Per questo, ma non solo, continuiamo a chiedere l’azzeramento di Marche Multiservizi e il conseguente passaggio a una società a totale capitale pubblico, con la partecipazione dei cittadini alle fasi decisionali principali. Una società di gestione in house dell’acqua, dei rifiuti e dei servizi locali che possa affrancarsi dal modello attuale: un modello liberal-capitalistico che sfruttando la posizione monopolistica gonfia di dividendi i propri soci (per primo il socio privato HERA) e fa investimenti importanti unicamente tramite linee di finanziamento che ricadono – di nuovo – sulle spalle dei cittadini, come ad esempio il PNRR.

Quello che però ci interessa mettere ora in luce è la funzione stessa di un’azienda, per anni descritta come “pubblica” ma il cui comando è saldamente in mano al privato e che dal suo stesso assetto societario di SPA è orientata a conseguire utili attraverso l’erogazione dei servizi e a mettere di conseguenza in secondo piano il rapporto con il territorio e con la cittadinanza. È anzitutto questo assetto strutturale che spiega la pervicacia nel voler attuare a tutti i costi il progetto di discarica a Riceci, attraverso una partecipata,  Aurora, il cui presidente è lo stesso A.D. di MMS.

In un territorio come il nostro, che per larga parte soffre della mancanza di infrastrutture viarie adeguate, dove il lavoro non abbonda e dove i servizi sono ridotti all’osso (si veda per esempio la situazione drammatica del Pronto Soccorso dell’ospedale di Urbino), l’importanza di un’azienda realmente pubblica, che dia un servizio efficiente a costi adeguati, è determinante anche nell’ottica di salvaguardia e valorizzazione di un territorio a fortissima vocazione di agricoltura biologica.

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Per tutte queste ragioni, riteniamo che non sia più rinviabile una scelta di rottura: Marche Multiservizi deve essere chiusa. Non un semplice cambio di governance o di indirizzo, come altri chiedono; non l’impossibile “rafforzamento della parte pubblica” in una SPA; ma la nascita di un nuovo soggetto interamente pubblico, sottratto alle logiche del profitto e del controllo privato, che – come chiede il Comitato provinciale per i Beni Comuni – abbia come missione esclusiva il servizio alla collettività, la tutela del territorio e dell’ambiente, il rispetto delle comunità locali.

Una rifondazione della società di gestione dei servizi locali che assorba totalmente e anzi stabilizzi di tutto il personale, oggi troppo spesso ostaggio di modelli aziendali che precarizzano il lavoro e scaricano i costi di tante scelte sbagliate su lavoratrici e lavoratori e, indirettamente, sui cittadini. Il lavoro non può essere la variabile di aggiustamento di un sistema che ha dimostrato di funzionare solo per pochi.

Chiudere Marche Multiservizi e fondare una società provinciale in house significa restituire ai cittadini il controllo su un bene comune essenziale, rompere definitivamente con un modello fallimentare e costruire un’azienda realmente pubblica e realmente partecipata, che sia trasparente, radicata nel territorio e capace di rispondere ai bisogni autentici di chi lo vive.

Non è un’utopia, dal momento che è già stato fatto altrove. Non è un capriccio, dal momento che la concessione a MMS scade a breve e in mancanza di una società pubblica ci sarà una gara europea che porterà in provincia le grandi multinazionali. È una necessità politica, sociale e ambientale, se vogliamo davvero difendere il futuro delle nostre comunità.

Francesco Veterani - (Componente direttivo
e responsabile Beni Comuni  Sinistra per Urbino)

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