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Il gruppo consiliare comunale di minoranza ‘Il Futuro in Comune’ (rappresentato dal capogruppo Paolo Viti e dai consiglieri Patrizia Sabatini e Alessandro Formica), ha redatto un piano di quattro punti per la città di Cagli, da seguire per ripartire nella cosiddetta ‘fase 2’. I consiglieri di minoranza hanno manifestato alcune perplessità per i criteri utilizzati dall’amministrazione comunale per l’assegnazione dei buoni spesa.

“Premesso che stiamo affrontando un’emergenza senza precedenti ci teniamo a ringraziare il superbo lavoro che stanno svolgendo gli operatori sanitari, di qualsiasi livello, dai medici, agli infermieri, fino ad arrivare agli operatori riconvertiti per affrontare l’emergenza Covid-19. Un plauso va ad ogni lavoratore che ha continuato ad offrire il proprio servizio al pubblico, alla magnifica macchina di ogni organizzazione di volontariato ed anche a tutti i singoli cittadini perché, per quanto stare disciplinatamente in casa possa sembrare una banalità, in realtà è un’azione importantissima che finalmente sta cominciando a dare risultati tangibili.

Il numero dei ricoveri e il numero dei positivi sono in una fase che da 10 giorni comincia a tendere verso il basso, ma poiché la strada si prevede ancora lunga vogliamo rivolgerci verso i nostri concittadini, chiedendo loro di non mollare adesso, di non abbassare la guardia. Continuiamo a seguire le ferree indicazioni per non vanificare gli sforzi fatti fino ad oggi.

Un pensiero di vicinanza va rivolto anche a chi ha perso i propri cari poiché nessuna parola può alleggerire un dolore così grande soprattutto in un momento come questo, dove anche il salutare il proprio caro è diventato difficile se non impossibile.

Come gruppo di minoranza siamo seriamente preoccupati dalle ripercussioni economiche e sociali a cui presumibilmente si andrà incontro e comprendiamo le preoccupazioni dei cittadini, degli imprenditori, degli artigiani e dei professionisti. Vivevamo già in un luogo dove vi erano importanti problematiche, che la crisi provocata dall’emergenza Covid-19 non fa che acuire. Bisogna guardare immediatamente al futuro ed essere pronti con un piano che, in una ipotetica fase 2, possa garantire, anche se in maniera graduale, la ripresa e l’inizio delle nostre attività economiche.

Attività trainanti per fatturato e conseguente indotto occupazionale, dovrebbero poter ripartire immediatamente (non appena i DPCM daranno il via libera) per poter far ripartire la macchina operativa: anticipare alcuni passi e farsi trovare pronti, potrebbe essere un aspetto fondamentale e vincente. La possibilità di ripartire con il lavoro in sicurezza è una strada che va perseguita con tutte le opportunità del caso, con la loro ricerca.

Riteniamo che il piano debba partire da questi punti:

1) implementazione di un rigido protocollo di prevenzione all’interno delle aziende: uso delle mascherine, garantire un’adeguata sanificazione degli ambienti di lavoro, mantenere le distanze tra i lavoratori, evitare i raggruppamenti e misurare la temperatura all’arrivo del lavoratore;

2) reperire mascherine ed elementi di protezione: come amministrazione e comunità, dobbiamo mantenere viva la richiesta di questi presidi sanitari, per non trovarci in debito in considerazione che saranno gli elementi indispensabili per la lenta e graduale ripresa dell’attività lavorative e del nostro vivere in comunità. Tramite la protezione civile o le strutture di distribuzione nazionali o regionali, dovremmo collegarci direttamente vista anche le problematiche sanitarie legate alla situazione Covid 19 nella nostra provincia;

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3) mappatura degli immuni: puntare, in accordo con le nostre aziende e la popolazione, seguiti dall’Asur e dagli organi competenti, a un comune progetto pilota di studio per mappare chi è venuto in contatto con il corona-virus, ha superato la malattia ed è diventato immune. Queste valutazioni avvalorate dalla medicina, peraltro già iniziati nelle Marche, possono accelerare la ripartenza lavorativa. Fattori da ritenersi inderogabili e gradualmente accettabili;

4) sostegno ai cittadini residenti / domiciliati del nostro comune con i buoni spesa: la delibera di giunta comunale nr. 18 del 02.04.2020 ha adottato i criteri di accesso per l’individuazione dei soggetti che hanno diritto ai buoni spesa, con il comune di Cagli assegnatario della somma di euro 57.171,00 (ordinanza nr. 658/2020 del capo della protezione civile).

Non siamo d’accordo con la delibera adottata che al punto 2 recita testualmente: ‘in tutti i casi la liquidità attuale autocertificata e determinata dalla somma del saldo dei conti correnti bancari e/o postali dei componenti del nucleo familiare, non deve superare l’importo di 5.000,00 euro al 31.03.2020.’ Troviamo che il criterio sia concettualmente illogico – prosegue il comunicato -, dato che se il tetto di risparmio per il nucleo famigliare sono i 5.000,00 € (sotto si può fare la domanda, sopra non si può presentarla), questo non deve dipendere dalla forma tecnica di risparmio.

Ci è stato chiesto di fare un esempio mirato rispetto al pezzo pubblicato dal nostro gruppo su facebook: conto corrente bancario o deposito di risparmio (classici prodotti bancari storici e di larghissima diffusione). Sia la famiglia A che la famiglia B hanno tutti i criteri di accesso alla richiesta. Pensiamoli con due nuclei identici in tutto.

La famiglia A – conto corrente con 5.500 euro. (forma tecnica prevista – denaro a vista)

La famiglia B – deposito bancario con 11.000 euro. (forma tecnica non prevista – denaro a vista)

Delle due famiglie la prima non può fare la domanda e rimane esclusa dalla concessione dei buoni. La seconda può fare la domanda, ricevendoli. Tralasciamo tutte le innumerevoli casistiche che si potrebbero aggiungere, sempre a supporto della teoria di una non corretta individuazione del criterio discriminante, non corretto rispetto al risparmio, che da regolamento, bastava autocertificare. Una solo forma tecnica di risparmio / ricchezza non può essere così divisiva.

Allo stato attuale gli unici test che vengono effettuati sono quelli del cosiddetto ‘tampone’, il quale ci dà un’informazione relativa al ‘se la malattia è presente all’interno del paziente’, test che nell’imminente Fase 2 dovrà essere affiancato all’esame seriologico, che potrebbe dare l’ok a molti per reinserirsi, con le dovute precauzioni, nel mondo del lavoro.

Questi test dovrebbero dare le informazioni su chi ha avuto l’infezione, su coloro che hanno avuto sintomi lievi o gli asintomatici, dove, in entrambi i casi non è stato fatto il tampone. L’esame sierologico individuerà chi ha superato la malattia ed ha già gli anticorpi che gli garantirebbero un certo grado di immunità. Queste persone sarebbero quelle che potrebbero ricominciare le loro attività.

Rientrare in questi studi ci permetterebbe di ripartire in maniera più sicura, e aiuteremo la ricerca per capire come si diffonde il virus in base a sesso, età, etc.. Alcune regioni hanno già iniziato questo tipo di ricerca, tra cui in alcuni ambiti anche la nostra Regione, ma è necessario cominciare a guardare al dopo emergenza anche nei nostri luoghi, anticipando senza dover rincorrere.”

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