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Come ogni anno siamo giunti in quel periodo in cui la primavera inizia a lasciare spazio all’estate mettendo in moto tutta quella serie di usanze e argomenti in preparazione della stagione che in molti amano. Dalla prova costume ai concerti, dalla montagna alle vacanze all’estero, i preparativi non mancano di certo.

Eppure, fino a qualche mese fa in pochi avrebbero immaginato un’estate 2020 potenzialmente priva di questi elementi. Se è vero che l’Italia intera è ormai entrata nella fase di ripresa post-Coronavirus, è altresì vero che alcuni settori sono rimasti bloccati e che molto probabilmente lo saranno per molto, troppo tempo. Dovendo seguire le giuste precauzione quali evitare assembramenti e adottare misure di sicurezza sempre più stringenti, il settore legato al turismo si trova ad un bivio cruciale e la sua tenuta è sempre più a rischio. Oltre a discoteche, parchi divertimento e spiagge, a subire un crollo vertiginoso è proprio ciò che orbita attorno agli eventi.

È recente la notizia di numerosi concerti saltati in tutta Italia, compreso il trentennale di Ligabue previsto per il 19 settembre ormai rimandato al prossimo anno. Osservando il problema nella nostra provincia, sono numerosi gli eventi rimandati e che molto probabilmente non si terranno creando un vuoto prezioso alle casse di tutte quelle realtà commerciali che tiravano fiato grazie al flusso di visitatori che tali eventi portavano. Per intenderci, a risentirne saranno bar, ristoranti, alberghi e tutta quella catena di professionisti che spesso lavorano in questi eventi quali sarti, fotografi, fonici, parrucchieri e molto altro ancora. Perdite che, dati alla mano, vanno ad aggiungersi ai danni già lasciati dal Covid-19. Per il settore turistico, inoltre, la CNA prevede un giro d’affari di appena 16 miliardi di euro contro i 57 dell’anno precedente. Durante le vacanze di Pasqua, compresi i ponti primaverili, sono svaniti ben 10,5 milioni di viaggiatori e 3,3 miliardi di consumi turistici. Brutte notizie anche per la stagione estiva, tra luglio e settembre svaniranno anche 25 milioni di visitatori stranieri. Uno stop generico quello degli eventi che farà mancare un grande giro d’affari e, fattore non meno importante, un elemento di aggregazione fondamentale per il tessuto sociale.

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Guardiamo a casa nostra, a quella sequela di mostre e fiere dedicate alle eccellenze enogastronomiche storiche, in primis a sua maestà Re tartufo e non solo, che rappresentano lo zoccolo duro dell’autunno nostrano. Da Acqualagna a Sant’Angelo in Vado, da Pergola ad Apecchio, da Cantiano a Cartoceto, una serie di appuntamenti consolidati da anni che rischiano seriamente di dare l’arrivederci al 2021 con tutto quel danno economico che è facilmente intuibile. C’è chi non si dà per vinto, aspetta ancora prima di alzare bandiera bianca. Ma è chiaro che, eventi di così lunga e ampia portata, hanno bisogno di un lavoro dietro le quinte che parte da lontano, una pianificazione al dettaglio che richiede risorse umane ed economiche. Insomma, tutto all’ultimo momento non si può fare. Si parla di eventi ridotti, in sicurezza. Difficile, molto difficile.

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