Ciclabile lungo l’ex ferrovia, sì del Pd fanese. «Ancora una volta l’ex Fano Urbino è buona per fare propaganda e spargere qualche informazione fuorviante». Il partito locale replica a un recente intervento della lista d’opposizione Fano Città Ideale, che propone di spostare altrove la pista ciclabile per problemi di viabilità e di costi. La vecchia tratta della Litorina è una «infrastruttura abbandonata da 33 anni», ricorda il Pd, aggiungendo che la soluzione per renderla di nuovo utile «è stata trovata e dovrebbe accontentare tutti. Anche Rfi, la proprietà. Per decenni ha chiesto la chiusura definitiva di una linea che, almeno dagli anni Sessanta, non rientrava nei suoi piani. Se non fosse intervenuta la Regione, infatti, Rfi l’avrebbe venduta a pezzi. Quindi niente treno, niente ciclabile, niente spazi sociali, soltanto un affare per centinaia di privati lungo i binari». Il Pd di Fano considera la ciclabile lungo l’ex ferrovia una «soluzione ragionevole, perché innanzitutto conserva la cosa più importante, cioè il sedime, compresi binari, traversine e stazioni. Inoltre un bene collettivo abbandonato sarebbe restituito ai cittadini soprattutto come strada sicura, alternativa alla pericolosa statale. Non si capisce, quindi, per quale motivo ciclisti e pedoni non dovrebbero utilizzarlo, in attesa di un treno turistico che passerebbe solo per qualche giorno all’anno. Se poi si è preoccupati per la sicurezza in corrispondenza degli incroci con le strade, circa cento, non ci sono problemi: dalle bellissime piste ciclabili del nord Italia si possono replicare soluzioni semplici e poco costose. Nulla a confronto di quanto servirebbe invece per un treno, anche solo turistico. La pista ciclopedonale va fatta lungo i binari esistenti, a meno che non si pretenda di far rischiare la vita sulla pericolosa Flaminia o mandare ogni volta lungo il Metauro chi dovesse fare qualche centinaio di metri tra Fano e Rosciano, Cuccurano e Lucrezia». Conclude il Pd: «Le piste ciclabili sono strade come le altre e servono soprattutto per la mobilità quotidiana e non per fare passeggiate domenicali: i costi, calcolati dagli uffici regionali, sono sufficienti per arrivare a Tavernelle, essendo già disponibili 4 milioni e mezzo che, se non spesi, andrebbero restituiti all’Europa. Ma conforta il fatto che, al di là delle appartenenze politiche, i sindaci dei Comuni interessati sono a favore della ciclabile, come la grande maggioranza delle associazioni ambientalistiche e dei cittadini. Un elemento infine dovrebbe porre fine alla favola del trasporto pubblico locale su ferro, che oltretutto sarebbe in aggiunta alla capillare rete di autobus già in servizio: le norme di sicurezza non consentono di passare a raso nei centri abitati. Senza contare il fatto che, finora, nessuno ha messo a disposizione gli enormi capitali necessari per rifare una ferrovia, anche solo turistica, che non interessa né a Rfi né alla Regione né, almeno a quanto detto in un pubblico convegno, alla Fondazione che si occupa di ferrovie turistiche. Quindi sì alla ciclabile lungo l’ex ferrovia, oggi. Sì alla ferrovia turistica, se e quando ci saranno le condizioni».






















