Come artista, sono molto sensibile all’Umano e dopo aver letto il libro di Remo Croci “Tana libera tutti”, edito da Il Caffè del Marinaio di San Benedetto del Tronto, che mi ha molto emozionato, oltre al diario dei giorni della paura di un bravissimo cronista giornalista e scrittore, ho colto principalmente l’uomo. Un uomo con la stessa nostra paura, confusione, delusione, rabbia, dolore, ma ciò che mi ha emozionato principalmente, è la persona ‘Remo Croci’. È l’umanità che ho sentito. Le sue riflessioni, la sua empatia, la sua condivisione delle gioie e dei dolori con le persone con cui ha interagito durante i giorni della paura. L’umanità di un uomo solido, vero come poche persone, genuino come il suo babbo che è venuto a mancare proprio durante questo difficile periodo e a cui dedica il libro, anche se non lo menziona una sola volta; lasciando da parte il proprio ego, il proprio tormento, per rispettare quello di tante anime che soffrivano e sopportavano il medesimo dolore.
Un atto di grande sensibilità e umiltà in una società straripante di egocentrismo. Le sue umili origini e le sue radici ben piantate a terra, traspaiono in ogni pagina, in ogni storia. E sono a mio parere un valore assoluto, che si concretizza nei fatti tangibili, concreti, di chi ha fatto della sua professione una missione, un dono, un atto d’amore .
E non c’è niente di più importante. Perché in fondo, la nostra vera identità è da ricercare in ciò che doniamo. Non siamo gli avvocati o i commessi o gli impiegati o i giornalisti. Siamo ciò che doniamo.
E io in questo libro sento il dono di Remo Croci, che non si è mai risparmiato davanti ad un servizio scomodo o difficile. E soprattutto davanti a una richiesta di aiuto di un perfetto sconosciuto, come ad esempio quella della signora sambenedettese che lo ha chiamato, disperata perché non aveva più i soldi per fare la spesa e Remo subito si è recato nell’ufficio del sindaco Piunti per risolvere il problema, ideando anche dirette Facebook per i cittadini che erano in preda a mille problemi.
Sono tanti gli esempi di questo tipo. Come quando è stato chiamato dalla mamma di Mia, una bimba autistica perché nel periodo post/reclusione, era sprovvista del servizio di assistenza domiciliare e Remo ha chiamato subito il governatore delle Marche, Ceriscioli realizzando anche un servizio che raccontava la storia della bimba. O quando si è recato ad Accumoli, nelle zone dei terremotati unendosi con empatia alla profonda tristezza di chi si sente ancor più solo e non da pochi mesi, ma da ben quattro anni. O quando ha restituito il sorriso facendo sentire meno solo un imprenditore di Porto Sant’Elpidio, che per affrontare la crisi ha riconvertito la propria azienda producendo mascherine (anziché borse) ma è stato ostacolato dallo stato che gli ha imposto di venderle ad un prezzo di molto inferiore rispetto all’effettivo costo.
Quello che ho sentito leggendo questo libro e che mi ha toccato il cuore, è la solidità di un uomo cronista, unita alla vera bellezza delle sue origini, di quel bambino interiore che non ha mai abbandonato. Già dalla copertina lo si intuisce. È un affascinante quaderno a righe nero, che vuole ricordare i quaderni della nostra infanzia. Quelli neri con i bordi rossi in cui le famiglie negli anni ’60 segnavano anche la spesa giornaliera che pagavano a fine mese.
I caratteri del libro anch’essi semplici, come quelli di un bambino che scrive sul suo quaderno, sul suo diario.
Anche il titolo “Tana libera tutti” ci riporta alla nostra infanzia ricordando il gioco che si faceva da bambini: quando si giocava a nascondino e chi usciva per primo senza farsi vedere, toccava il muro di una casa gridando a squarciagola: “TANA LIBERA TUTTI”.
Questa volta sia il bambino che l’adulto si uniscono, aspettano insieme quel “Qualcuno”. Quel “Qualcuno” che ci restituisca davvero la nostra libertà, toccando quel muro.
Siamo tornati bambini persino quando abbiamo aspettato la notte del 3 maggio (il giorno in cui potevamo ritornare in strada seppur con mille restrizioni) come fosse la notte di Natale, quando si aspettava con ansia Babbo Natale per il regalo.
E Remo scrive con il cuore di un bambino e la mente di un adulto: “Se abbiamo vissuto questa notte con lo spirito ed il sogno dei bambini in attesa di un regalo, ora dobbiamo conservarlo e non sciuparlo. Una libertà che bisogna gestire con la mente degli adulti che non si lasciano travolgere dalle emozioni”.
E aggiunge: “Se non saremo riusciti a comprendere ancora che nonostante tante morti e tante persone salvate bisognerà essere più disponibili con il prossimo, allora la lezione di Coronavirus non sarà servita a nulla”.
E questo “capitolo” termina con una sensazione che non si può commentare, ma solo vivere. Quella di sentire di nuovo il rumore del treno. Credo che ci sia un mondo racchiuso in queste parole: “E dopo la mezzanotte, ho di nuovo ascoltato il passaggio dei Treni verso Sud. Ora siamo tutti un po’ più liberi.”
Ecco, non vorrei aggiungere altro se non quello che mi ha lasciato questa lettura : il valore della vita e i valori della vita. Lo sdegno verso i mali che pugnalano e non rispettano questi valori: l’ignoranza, l’ipocrisia, l’arrivismo, l’ingiustizia, la disuguaglianza, la cattiveria, l’egoismo.
E la speranza che questo virus sia l’opportunità per capire che la nostra forza risiede proprio nella nostra fragilità. Nella nostra umiltà, che ci permette di unirci al mondo, di ascoltare le sue grida che sono anche le nostre. Di custodirle per sempre nel nostro cuore e di abbracciarci veramente in ogni senso . Per capire una volta per tutte, che non è “il metro di distanza”, che allontana davvero le persone!
Roberta Arduini - Autrice spettacoli quartetto OASI di Pesaro






















