Maria Cerri - foto di Peppe di Caro
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“Chi crea immagini per libri – spiega l’artista e illustratrice residente a Pesaro Mara Cerri – penso che possa definirsi un lettore privilegiato, perché può rendere visibile a tutti attraverso dei disegni ciò che per primo ha intravisto tra le righe”. L’illustratore è quindi anche un po’ scrittore? “L’illustratore può anche essere uno scrittore ed in quel caso segni e parole si completerebbero all’unisono e scomparirebbero tutte quelle incertezze che  si potrebbero avere  nel disegnare immagini su di un testo che non si è scritto di persona. Però anche nel disegnare il testo di un altro scrittore, si crea necessariamente un dialogo con l’autore ed è quella complicità che porta ad avere sintonia con i suoi concetti e pertanto non va tolto alcun valore neanche al libro illustrato scritto da un altro”.

L’amica geniale

In quali di questi due modi si riconosce? “In entrambi perché ho illustrato dei libri da me scritti come A una stella cadente, Via Curiel oppure Dentro gli occhi cosa resta. Inoltre ho continue cooperazioni con tanti scrittori. È uscito in maggio l’adattamento a fumetti de L’amica geniale di Elena Ferrante edito da Coconino Press, nella quale ho lavorato con la sceneggiatrice Chiara Lagani. Un altro libro che quest’anno ha vinto il prestigioso premio Andersen, ha come titolo Il segreto ed è edito da Mondadori Ragazzi dove miei disegni si alternano alla scrittura di Nadia Terranova.

 

Il segreto

Poi nel catalogo Orecchio Acerbo ci sono libri che sono frutto di collaborazioni come Il nuotatore di Paolo Cognetti o La pantera sotto il letto di Andrea Bajani”.

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Ha partecipato ad esposizioni? “Ho aderito a varie mostre nazionali che internazionali o biennali di illustrazione presso istituti di cultura italiani all’estero in città come Lisbona, Bratislava, Berlino, Parigi eccetera.  I cortometraggi animati e disegnati con Magda Guidi hanno partecipato a vari festival di cinema nel mondo. L’ultimo lavoro Sogni sul campo è stato presentato alla Biennale di Venezia 2020″. Come avviene il suo lavoro? “Spesso accade in solitaria accumulando in testa tante suggestioni di immagini e condizioni emotive. Disegno lasciandomi attraversare dalle storie che illustro, ma anche intervenendo sul loro andamento ed ecco che torma quella condivisione con chi scrive e con chi pubblica il libro. Comunque nel disegnare libri illustrati o cinema d’animazione sento sempre più la necessità o la consapevolezza di quella necessaria componente collettiva”. Qual è la sua tecnica di lavorazione? “I miei strumenti sono pennelli, colori acrilici e china. Amo l’acrilico perché da la possibilità di intervenire più volte stratificando la materia pittorica. Non utilizzo il digitale perché sento la necessità di sporcarmi le mani ed avere un contatto stretto con quello che faccio”. Come definisce il suo stile illustrativo? “Non saprei dare una definizione alla mia tecnica espositiva e neppure identificarla in precise ascendenze. Il mio procedere è disordinato e confuso che spesso mi da anche insicurezza. Sicuramente sarà rimasto impresso in me quel qualcosa che ho visto e letto in giovane età e che è entrato a fa parte della mia tecnica espressiva”.

Cosa l’ha ha spinta a questo tipo di lavoro? “Ho sempre amato quel tipo di racconti per immagini, per cui trascorrevo fin da piccola molto tempo nel disegnare e poi quando al  liceo questa passione è diventato molto forte, ho deciso di cambiare percorso iscrivendomi alla Scuola del Libro di Urbino, studiando cinema d’animazione”. Cosa si  prova nel eseguire un’opera e cosa si vuol trasmettere? “Alcune volte ho la sensazione che un disegno sia la risultante della sovrapposizione di più immagini, come in uno schermo in cui si appoggiano proiezioni diverse nel tempo e nello spazio. Il messaggio varia a seconda del racconto, ma con certezza di rendere tangibile l’invisibile e di intravedere attraverso l’immaginazione”.

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