Terre Roveresche: la marcia di protesta di marzo contro il biodigestore
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Terre Roveresche: la marcia di protesta di marzo contro il biodigestore

TERRE ROVERESCHE Il Tar Marche ha respinto i ricorsi del Comune di Terre Roveresche e del comitato “A difesa del territorio” avverso l’autorizzazione rilasciata dalla Provincia per l’insediamento del biodigestore a Ca’ Rafaneto di Barchi. «Una sentenza di quasi 100 pagine – commenta il sindaco Antonio Sebastianelli – molto articolata. Al momento è praticamente impossibile su due piedi mettere a fuoco tutte le motivazioni a sostegno della sentenza. Una cosa è certa: da domani con il nostro avvocato facciamo il punto della situazione per impostare ricorso al Consiglio di Stato». Una sentenza che, da una lettura veloce ma anche superficiale, lascia trasparire annotazioni critiche nei confronti dell’operato della Provincia e dello stesso Comune. L’area scelta per la realizzazione dell’impianto è localizzata nei pressi dell’ex discarica comunitaria. Non mancano riferimenti al percolato di quest’ultima. Una lunga serie di annotazioni e di alterne decisioni o presunte tali che fanno intuire come la vertenza sia andata avanti lungo un percorso che molto assomiglia, per rendere l’idea, a quello delle montagne russe del luna park. «Dopo tre anni di lotta che ha visto il territorio unito – era stato ribadito dagli altoparlanti della marcia di protesta con oltre mille partecipanti nei primi giorni di marzo – da più parti si lascia intendere che la realizzazione del biodigestore ha assunto sfumature diverse e che non rappresenta più l’obiettivo assoluto prefissato nel 2020». Mauro Biagioli portavoce del comitato aveva rimarcato che «l’area è vocata alla migliore agricoltura di alta qualità; risulta franosa e non adatta a sostenere l’impatto mastodontico di un impianto del genere; non esiste una rete di metano alla quale agganciarsi con la conseguenza che saranno centinaia al giorno i camion che oltre a depositare rifiuti senza conoscerne la provenienza, dovranno trasportare il gas liquefatto. «Poi attenzione alla grande beffa propinata a piene mani e che rappresenta il dato più allarmante in assoluto: non è vero che il biodigestore potrà riciclare il percolato della discarica che insiste a Barchi da 25 anni e che rappresenta un gravoso problema economico per la sua gestione post mortem». Adesso si riparte da capo. Punto fermo la considerazione che sono cambiate tante cose rispetto a tre anni fa. I ricorsi respinto non sono la conferma che il biodigestore si farà davvero.

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