Tirate le somme del dibattito pubblico ed in consiglio regionale sul progetto della discarica di Riceci, permane il timore che senza un intervento di modifica di alcune parti del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti questo progetto in ultima istanza possa tecnicamente ottenere il Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale, nonostante le dichiarazioni dei vari politici, e diventare un apripista per situazioni analoghe.

Fino ai primi anni Ottanta era uso che le discariche, in particolare quelle dei piccoli Comuni, fossero a servizio del Comune che le ospitava e di quelli confinanti e che fossero spesso posizionate in zone non troppo lontane dai centri abitati. Dopo che molte di quelle discariche furono chiuse è però rimasta, nel Piano Regionale del 2015, la previsione della distanza minima di 500 metri dai centri abitati per le discariche destinate allo smaltimento dei rifiuti urbani. Dal gennaio 2021 una legge dello Stato (D.lgs. n.116/2020), in recepimento di una direttiva europea, ha introdotto una nuova categoria di rifiuti urbani, includendo anche diverse fattispecie di rifiuti di provenienza da attività di produzione industriali, artigianali e di servizi, rendendo molto appetibili queste tipologie di discariche, anche in dipendenza di una dubbia interpretazione del Codice Ambientale in merito alla classificazione, come urbani o speciali, dei rifiuti derivanti dal trattamento delle frazioni differenziate dei rifiuti urbani. Tant’è che tra il 2021 e 2022 si sono susseguiti una serie di notizie di attività di intermediari alla ricerca di terreni agricoli liberi da vincoli o già sedi di vecchie discariche per rifiuti urbani, dove progettare nuove discariche, anche entro i 2000 metri dai centri abitati, come quella di Riceci. A febbraio scorso avevo portato in discussione in Consiglio regionale un atto che limitava la nascita di nuove discariche vicino ai centri abitati, proposta respinta dalla maggioranza regionale. Ad aprile tutte le mie preoccupazioni trovarono riscontro con la presentazione in Provincia, per il P.A.U.R., del progetto di discarica a Riceci, ecco perché con questo nuovo atto impegniamo la Giunta regionale a procedere con urgenza alla revisione del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, ridefinendo i criteri per la localizzazione dei nuovi impianti, anche in corso di autorizzazione, allo scopo di portare ad almeno 2.000 metri la distanza minima dai luoghi abitati prevista per l’insediamento di tutte le tipologie di discariche (incluse quelle destinate allo smaltimento dei rifiuti urbani) e dei depositi di rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi. Se si vuole fermare davvero la proliferazione di nuove discariche, il centrodestra non ha più scuse.
Marta Ruggeri, capogruppo M5S in consiglio regionale






















