di Anna Maria Polidori
C’è chi, dalle nostre parti, lavora attivamente per portare la magia del Natale nei cuori delle persone. A pensarla astrattamente potremmo dire che questa famiglia è rappresentata da elfi di Babbo Natale in incognito trapiantati… a Cagli. Parliamo con Carlo Petrucci che ogni anno ricrea una piccola succursale della casa di Babbo Natale assieme a sua moglie Alessandra Bianchi e ai figli Sofia 3 anni e Francesco 7.
Come è nata l’idea di creare una casa in onore del Natale? “Siamo appassionati del Natale e degli Stati Uniti, dove la sua celebrazione è vissuta con un enorme tripudio di luci. Si figuri che alcuni anni fa un amico in gita a New York mi aveva inviato alle 4 di mattina un video della strada più esclusiva di Manhattan addobbata a festa. Un vero sogno”.
L’ha disturbata presto. “Oh, a me ha fatto tanto piacere poter vedere come le persone facoltose vivano il Natale”.
L’idea di ampliare e donare un sogno ai grandi e ai piccini quando è nata concretamente? “Sotto Covid. Con mia moglie ci siamo guardati a ci siamo detti: possibile togliere la magia del Natale ai nostri bambini? Possibile non avere un luogo dove spedire la letterina a Babbo Natale, dove essere felici, dove sentire che il Natale c’è nonostante tutto? Così, ci siamo organizzati, abbiamo cercato su internet case americane con tanto di luci, addobbi, ed abbiamo cominciato a pensare al Natale che volevamo donare a noi stessi e agli altri. Non era pensabile togliere il Natale agli adulti ed ai bambini. Non c’era più un luogo che lo mantenesse vivo a quei tempi. Ed era inconcepibile”.
I piccini saranno stati contenti! “Sì. Ricevono sempre dei doni. Quest’anno lettera, busta e matita per scrivere la letterina. L’anno passato il cappellino di Babbo Natale. Naturalmente c’è il barattolo con le caramelle”.
Quante luci accendete adesso? “Circa 10.000. All’inizio molte di meno. I primi acquisti li ho fatti a Pesaro. Poi alcuni amici mi hanno suggerito di passare a quelle professionali: sa, fanno più luce. Sono quelle, per intenderci che vengono utilizzate dai negozianti. A poco a poco sono diventate il numero che le ho detto ora”.
Santo cielo e la bolletta? Carlo scoppia a ridere. “Non faccia come i miei amici che mi chiedono tutti preoccupati: sai che costi. No, no. Queste luci sono a led. In realtà è come se avessi accese solo quattro o cinque lampadine”.
Quest’anno per la prima volta ha inserito la slitta di Babbo Natale tra le decorazioni. Dove l’ha comperata? “L’ho costruita io. In legno. Non siamo in America dove è possibile trovare di tutto. Me la cavo con la falegnameria. L’ho fatta la scorsa estate. Quando tutti quanti vanno in vacanza a giugno, luglio, agosto, noi stiamo in casa e dipingiamo, creiamo: prepariamo i nuovi addobbi di Natale”.
Quanto tempo occorre per sistemare tutto e rendere la casa natalizia? “Un mese. Tutto novembre a lavorarci: però ogni giorno. Sono da solo a far questo”,
Non può chiedere a degli amici? “Sono un perfezionista puntiglioso. Preferisco fare da me. Mi dica che gli amici nel lanificio dove lavoro mi chiedono sempre: hai finito? Hai già acceso le luci? Sanno che appena termino i lavori, accendo tutto. In genere a fine novembre. Non avrebbe senso aspettare dicembre”.
Infatti Natale dovrebbe essere tutti i giorni dell’anno. Qual è l’essenza di questa festa? “La magia. Quello che porta a sognare tanto i grandi che i piccini. I regali sono all’ultimo posto”.
È una casa che non passa inosservata… “Non le dico il via vai che c’è. Noi viviamo in via Caduti di Nassiria 9. All’inizio venivano solo famiglie con bambini, Adesso troviamo coppie anziane che ci citofonano raccontandoci i Natali della loro infanzia, della loro gioventù ormai distante. È commovente. È bello ascoltare che cosa abbia significato e significhi per loro il Natale: la gente ama scattare delle foto con noi. La piccolina, Sofia, che adesso ha tre anni non perde un selfie!”.
Quindi amate l’interazione con gli altri. “Assolutamente. Con tutti coloro che vogliono raccontarsi e raccontarci la loro storia, fare foto, depositare la letterina scambiando due parole”.
Il Natale però non è solo magia… “È ritrovarsi. Diventa sempre più difficile nella nostra società. Una volta erano così comuni le grandi tavolate in famiglia. Adesso stanno diventando una rarità perché c’è tanta più dispersione. Però il Natale riporta a frequentare maggiormente parenti e amici in forma diversa. Corriamo tutto l’anno contro il tempo per poi renderci conto che ci smarriamo. A volte i genitori dei piccoli mi dicono: non ti ho potuto ancora portare la letterina. Ma…Bisogna trovare il tempo. Così rischiamo di non fermarci più, di non giocare più con i nostri figli”.
Chi le ha instillato questo grande amore per il Natale? “I miei. La suocera, la mamma, facevamo l’albero di Natale tutti insieme. Magari poi con mia moglie abbiamo sviluppato un progetto ancora più grande”. Che il Natale, e la luce restino nei cuori di tutti i nostri lettori per tutto l’anno!






















