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Si può comprendere il nervosismo del candidato sindaco Gambini e la sua smisurata reattività. Lui, che è arrivato al più prestigioso scranno della città cavalcando la protesta dei residenti di Montesoffio – promesse poi diluite in oltre un decennio per trovare infine una soluzione solo parziale -, rischia di perdere le elezioni per Riceci, un’altra discarica.
Le sue dichiarazioni a favore della discarica in Commissione Parlamentare, poi corrette, hanno lasciato sgomenti gli urbinati. Ma anche la correzione non fa dormire tranquilli gli elettori, con quella minaccia sempre agitata secondo cui “un’altra discarica serve”. E dove vorrebbe metterla, visto il precedente del biodigestore di Canavaccio?
Riceci rischia perciò di essere per il sindaco una nemesi della storia: conquistato il potere con una discarica, sempre per una discarica rischia di perderlo.
Questa circostanza curiosa innervosisce Gambini e lo si vede, lo si sente: ha perso sicurezza, è nervoso. Paventa la sconfitta?
Dopo aver accusato la coalizione “La città che verrà” di aver raccattato “il peggio del peggio”, avendo capito di aver commesso un grave svarione e di avere offeso circa 250 candidati e candidate si rifugia nel vittimismo, ritornando sulla manifestazione del 25 aprile ma mistificando i fatti.
Si ritaglia il ruolo della vittima sacrificale per essere stato apostrofato – signora mia! – come “fascista”. È un’accusa falsa. Nessuno dei manifestanti raccolti attorno al tavolo dell’Anpi ha pronunciato quella parola. Al contrario, Gambini ha potuto parlare fino alla fine e solo a quel punto gli è stato fatto notare da un cittadino – tra l’altro, un cittadino non candidato – che nel suo intervento non si era dichiarato “antifascista”, lui sindaco di una città che annovera numerose vittime della violenza fascista.
Per fortuna nel 2024 esistono gli smartphone e i relativi video.
Sinistra per Urbino ritiene più che legittima questa richiesta, perché Gambini dovrebbe rappresentare la Repubblica fondata sulla Costituzione antifascista ma è alla testa di una coalizione elettorale che annovera come componente la formazione politica che fa sfoggio nel suo simbolo della Fiamma tricolore: l’emblema di quel Movimento Sociale che si dichiarava erede del ventennio fascista e per lungo tempo ha annoverato nelle sue fila persino funzionari della Repubblica di Salò. Anzi, persino personaggi vicini a organizzazioni come Ordine Nuovo.
Il fatto che questa medesima forza esprima oggi la presidenza del consiglio dei ministri non cambia di una virgola la faccenda, anzi l’aggrava.
E’ normale che gli antifascisti di Urbino abbiano bisogno di essere rassicurati e pretendano che il sindaco sia antifascista e ribadisca in ogni circostanza di eventi commemorativi di essere antifascista.
La città di Urbino e il suo territorio circostante, per aver scritto gloriose pagine della Resistenza, meritano che le principali cariche della città non nascondano di essere antifascisti e di onorare i caduti della lotta partigiana e dell’antifascismo.
Lo richiedono i partigiani caduti, i familiari e i cittadini che ne conservano la memoria. Lo richiede la città di Urbino, che è rimasta ferita dagli orrori della barbarie nazifascista e della guerra. Sarebbe già un segnale, ad esempio, se Urbino tornasse ad essere protagonista dei valori di quella stagione chiedendo tramite il Consiglio comunale l’immediato cessate il fuoco a Gaza, per porre fine al massacro del popolo palestinese attualmente in corso. Come è recentemente avvenuto a Fermignano, del resto.
Sinistra per Urbino

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