Il consigliere regionale Marta Ruggeri
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“Chi si loda si sbroda”, verrebbe da dire dopo aver ascoltato le risposte dell’assessore leghista Saltamartini alle mie interrogazioni sullo stato drammatico delle liste d’attesa per le visite specialistiche, in particolare quelle di cui necessitano i malati oncologici, e sul ricorso massiccio del servizio sanitario regionale alle prestazioni professionali private “a gettone”, che hanno aumentato i costi a dismisura e non hanno affatto risolto i problemi. Dopo una campagna elettorale fatta di promesse di cambiamento, la svolta efficentista c’è stata solo nella propaganda e nell’arroganza delle risposte che vengono date ai cittadini e ai loro rappresentanti in consiglio regionale, giustamente delusi e preoccupati per il fallimento in atto. Ho contestato all’assessore che l’inefficienza della gestione della sanità pubblica e le lunghe liste d’attesa ormai scoraggiano i cittadini a rivolgersi a CUP per prenotare un servizio sanitario, ma li costringono, con grandi sacrifici, a rivolgersi direttamente alla sanità privata, se vogliono tutelare la loro salute. Chi non ce la fa a pagare, non si cura. Come riportato dai giornali locali alcuni cittadini, presi dalla disperazione, scrivono direttamente all’assessore regionale alla sanità implorando di venire assistiti. Che si debba arrivare a pregare l’assessore per ottenere il riconoscimento di un proprio diritto lo trovo immorale. Il ricorso ai medici privati “a gettone”, con una spesa regionale quintuplicata nell’anno 2023, è stato criticato anche dalla Corte dei Conti, che ha sottolineato come l’utilizzo di personale esterno non reclutato con le garanzie proprie della selezione pubblica degli operatori sanitari “appaia non sufficientemente idoneo ad assicurare il buon trattamento sanitario dell’utenza”, oltre a costare molto di più del personale interno. Il trattamento economico privilegiato dei “gettonisti” esterni rispetto a quello del personale del Servizio Sanitario Regionale è disincentivante per i giovani medici che si approcciano alla scelta tra il lavoro nel servizio sanitario pubblico e quello nel privato, andando ad aumentare le difficoltà di reclutamento che incontra la sanità pubblica, già penalizzata dalla penuria di personale medico dovuta al numero chiuso nella facoltà universitaria di medicina e chirurgia. Nonostante il ricorso ai servizi professionali “a gettone”, la difficoltà a garantire la tempestività delle prestazioni sanitarie è perdurante, e continua ad incidere pesantemente anche sul saldo negativo della mobilità, ovvero il ricorso dei cittadini a prestazioni sanitarie fuori dalla regione di residenza. Il saldo finanziario regionale relativo alla mobilità dell’anno 2023, infatti, è in netto peggioramento rispetto all’anno precedente. Il dato disaggregato è particolarmente grave per l’Azienda Sanitaria Territoriale di Pesaro e Urbino, dove il saldo tra le entrate e le uscite derivanti dalla mobilità è stato negativo per ben 47,6 milioni di Euro. Di fronte a questa situazione drammatica l’assessore leghista Saltamartini in Consiglio regionale non sa dire altro che tutto va bene, citando dati parziali e tralasciando quelli che vedono le Marche all’ultimo posto per le prestazioni specialistiche ambulatoriali e il penultimo per le prestazioni diagnostiche di laboratorio. Non solo, l’assessore si permette di insultare i consiglieri di minoranza, paragonandoli a delle scimmiette con il tamburello, e il Consiglio regionale ad un circo. Affermazioni che danno la cifra del rispetto per le istituzioni che ha. Un assessore alla sanità del tutto inadeguato, specchio della pochezza di questa amministrazione regionale che sta affossando le Marche da ogni punto di vista.

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Marta Ruggeri, capogruppo M5S in consiglio regionale

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