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Anche quest’anno la delibera della Giunta regionale sulla programmazione della rete scolastica prevede un consistente ridimensionamento, con accorpamenti e soppressioni di istituzioni scolastiche che porteranno a gravi disagi per gli studenti e per il personale scolastico, che saranno costretti a fare ulteriori chilometri per raggiungere le sedi di studio e di lavoro. Tale problema verrà aggravato soprattutto nelle località montane meno popolate, dove peraltro gli spostamenti sono più complicati a causa della precarietà dei collegamenti stradali. Una delibera formulata appena prima delle ferie natalizie, il 23 dicembre, carente di motivazioni, sottoposta all’approvazione della commissione consiliare competente il 30 dicembre, e quindi con tempi talmente compressi da far risultare l’esame delle forze politiche regionali una mera formalità. Per tale motivo contesto il metodo adottato anche quest’anno dalla Giunta per far passare sottotraccia un provvedimento impopolare, che incide così pesantemente nel diritto allo studio dei giovani marchigiani e nei diritti dei lavoratori del comparto scolastico.

Nel merito, questo ridimensionamento, contestato dalle Province, dai Comuni e Comunità montane interessate, oltre che dai sindacati, contraddice persino le linee guida regionali approvate con la delibera della Giunta regionale del 5 agosto di quest’anno, ignorando bellamente le esigenze ivi espresse, tra cui ridurre il disagio degli studenti, ridurre gli spostamenti e i trasporti, assicurare nel tempo continuità e stabilità dell’organizzazione della rete scolastica, considerare il contesto territoriale, sociale e demografico nelle scelte sulla programmazione della rete scolastica.

Durante la riunione della Commissione del 30 dicembre, infatti, dalle parole dell’assessore Biondi è emerso che il criterio principale, direi unico, adottato per operare le scelte è stato puramente politico, ovvero l’esigenza di eliminare, mediante le soppressioni e gli accorpamenti, le dirigenze scolastiche ove ci sono reggenze provvisorie, con la speranza che i 208 presidi dirigenziali rimasti in seguito al provvedimento rimangano interamente coperti, come richiesto dal Ministero. Questo, naturalmente, ha provocato scelte arbitrarie e discriminazioni territoriali, che vedono penalizzare in particolar modo la mia provincia, ma anche i territori periferici ove scarseggiano i dirigenti disponibili, tra cui quelli montani devastati dal terremoto e dalle alluvioni.

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Ho chiesto, inutilmente, che la Giunta riveda il provvedimento sulla base dei criteri delineati nelle sue stesse linee guida, nel rispetto dei territori, e lo ripresenti in commissione.

Marta Ruggeri, capogruppo del M5S in consiglio regionale

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