di Enrico Tosi
Qual è il Carnevale più antico?
Non è una questione di poco conto perché, insieme alla grande valenza culturale, sono in gioco notevoli interessi di tipo economico; il “titolo” di “Carnevale più antico” è molto ambito e, per fregiarsene, vari pretendenti fanno ricorso a leggende e tradizioni orali che nulla hanno di scientifico. A nessuno sfugge, in un’epoca in cui è enorme la risonanza mediatica, il richiamo di un evento in grado di dimostrare il suo primato in un contesto che comprende, per restare solo in Italia, centinaia, forse migliaia, di manifestazioni, alcune delle quali di grande rilievo internazionale; inoltre, avendo l’Italia una tradizione carnevalesca che affonda le radici in epoca precristiana, dire che un Carnevale è il più antico d’Italia equivale a dire che è il più antico del mondo; beninteso, quello occidentale, escluso quindi quello orientale dove possono esistere manifestazioni con caratteristiche similari. Tralasciando l’epoca classica e l’alto Medioevo, periodi in cui è praticamente impossibile trovare la necessaria documentazione, la ricerca va iniziata dall’anno Mille, quando si comincia a parlare di “carnasciale“ o “charnovale”, termini che richiamano il periodo in cui, secondo l’etimologia generalmente accettata derivante dal Latino “carnem levare” (e confermata da “carniprivium”), era lecito “insanire”. Oggi, per verificare l’esistenza o meno nel passato di un Carnevale, basta consultare il web che fornisce facilmente e in tempo reale una grande quantità di dati una volta praticamente impossibili da recuperare; il fatto che queste fonti siano pubbliche e quindi soggette a continue verifiche, dà una notevole garanzia sulla loro attendibilità. C’è inoltre da fare una distinzione importante tra periodo dell’anno (Natale, Carnevale, Quaresima, Pasqua, ecc.) e manifestazione di tipo carnevalesco.
Grazie a queste informazioni è possibile stabilire l’origine, vera o presunta, di quasi tutte le “concorrenti” al titolo di “più antico”; molte vantano età plurisecolari, però spesso fondate su “la leggenda narra”, “sembra”, “pare”, “si dice”, ecc. Per fare chiarezza viene riportato di seguito quanto si legge nei rispettivi siti web, senza alcuna intenzione di sminuire l’importanza di eventi spettacolosi che attirano l’interesse di tantissime persone e l’attenzione di quotidiani, riviste, radio, tv, ecc. grazie alla bravura delle maestranze e alle capacità organizzative e puntano soprattutto su quello che, da fine Ottocento, ha praticamente monopolizzato l’interesse generale: i carri allegorici, sempre più grandi, costosi e complessi, a volte vere e proprie opere d’arte. In più, oltre al valore culturale e sociale, va ribadita l’importanza economica di eventi che muovono grandi flussi turistici in un periodo di bassa stagione.
Di seguito, dal più recente al più antico, sono elencati alcuni Carnevali molto rappresentativi. I testi originali sono riportati in corsivo e tra virgolette.
San Giovanni in Persiceto. “Il Carnevale storico persicetano nasce ufficialmente nel 1874, anno in cui fu fondata la Società di Bertoldo, ma già secoli prima se ne trovano le tracce in scritti di studiosi di storia locale”.
Viareggio è sicuramente il più spettacolare e noto in tutto il mondo; ha inizio nella seconda metà dell’Ottocento, nel 1873, quando “comparvero i carri trionfali, veri e propri monumenti, costruiti in legno, scagliola e juta, modellati da scultori e messi insieme da carpentieri e fabbri che, in Darsena, sugli scali dei cantieri navali, sapevano creare straordinarie imbarcazioni”.
Cento. “Il Carnevale a Cento ha origini antiche, come dimostrano alcuni affreschi del pittore seicentesco Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino che ritraggono scene dei festeggiamenti e delle celebrazioni carnevalesche in città”. Si svolge interrottamente dal 1947. “Dal 1990 la manifestazione è diventata un evento folcloristico importante, grazie al gemellaggio con il Carnevale di Rio de Janeiro dove per alcuni anni sfilavano maschere del carro vincitore dell’edizione precedente e alla costante presenza di personaggi dello spettacolo italiano e internazionale.”
Tempio Pausania. “Una manifestazione che ha origine molto antica, dal XVII al XIX secolo andava a coronare il periodo in cui i lavoratori della terra potevano riposare e divertirsi con balli, canti e grandi abbuffate. Il Carrasciali Timpiesu dagli anni Sessanta ha iniziato ad assumere l’aspetto odierno, con sfilate allegoriche che attraversano le vie del centro e carri che rappresentano diversi temi, soprattutto di satira politica e sociale”.
Acireale. “Il primo documento ufficiale che cita la manifestazione è un mandato di pagamento del 1594. Nel XVII secolo era usanza fare una battaglia di arance e limoni tanto sentita che il 3 marzo del 1612 la Corte Criminale fu costretta a bandirla per porre fine a gravi fatti che sfociavano spesso nel ferimento delle persone o provocavano consistenti danni alle cose. Dal 1880 iniziarono le sfilate dei carri allegorici. Inizialmente furono preceduti delle carrozze dei nobili addobbate (detti le cassariate o landaus) e successivamente vennero pensati i carri in cartapesta”.
Foiano della Chiana. “È uno dei più famosi e antichi carnevali italiani, essendo stati rinvenuti documenti risalenti all’edizione del 1539”.
Ronciglione. “Sembra che risalga al 1538, quando papa Paolo III Farnese per festeggiare l’investitura del figlio Pier Luigi Farnese a duca di Castro e Ronciglione concesse ai ronciglionesi tre giorni di bagordi, che a quanto pare la popolazione non disdegnò affatto”.
Ivrea rivendica il titolo di “più antico Carnevale Storico d’Italia” in quanto “affonda le radici nel Medio Evo; è un Carnevale i cui riti primari, la Zappata e l’abbruciamento degli Scarli condotti dagli Abbà sino alla fine del ‘700, sono stati tramandati oralmente e successivamente con testimonianze documentali fino al 1808, anno in cui appare la prima trascrizione di una cerimonia ne I Libri dei Processi Verbali a futura memoria. Il Carnevale di Ivrea è un evento unico in cui storia e leggenda si intrecciano … noto ai più per la spettacolare Battaglia delle arance che si svolge per tre giorni nelle principali piazze cittadine”.
Per motivi di spazio sono omesse altre manifestazioni probabilmente meritevoli di uguale attenzione; i risultati della ricerca comunque non cambierebbero; restano quindi da analizzare tre Carnevali con origini ancora più antiche: Putignano, Fano e Venezia.
Putignano si attribuisce origini trecentesche, però avvolte nella leggenda e mescolate tra sacro e profano. Si racconta che il 26 dicembre 1394 vennero traslate in una chiesa della città le reliquie di Santo Stefano Protomartire; “il racconto, tramandato dalla tradizione orale, vuole che i contadini di Putignano impegnati nell’innesto delle viti con la tecnica della propaggine, al passaggio della processione abbandonassero campi e lavoro per accodarsi festanti al corteo, ballando, cantando e improvvisando versi satirici in vernacolo. Nasce così la Festa delle Propaggini, quella che da 622 anni ogni 26 dicembre segna l’inizio del Carnevale più lungo di Italia nonché più antico di Europa: il Carnevale di Putignano”.
Fano. Il riferimento al tempo del Carnevale risale alla prima metà del secolo XIII°; in una pergamena del 1231 di recente ritrovata, il “carniprivium proximum venturum” viene citato in una controversia tra due soggetti; la prima dettagliata descrizione dell’evento risale al 1347 quando le spese sostenute dal “comuno” per “El giucho de Charnovale” vengono accuratamente registrate. Trattandosi di una manifestazione già consolidata, si può a ragione supporre che risalisse ad anni precedenti. A parte il Seicento, quando si nota dappertutto una stasi dovuta in particolare alla pestilenza che colpì anche l’Italia, per tutti i secoli la documentazione è molto copiosa.
Venezia parte a fine secolo XI°. “La prima testimonianza risale ad un documento del Doge Vitale Falier del 1094, dove si parla di divertimenti pubblici e nel quale il vocabolo Carnevale viene citato per la prima volta. Il primo documento ufficiale che dichiara il Carnevale di Venezia una festa pubblica è un editto del 1296, quando il Senato della Repubblica dichiarò festivo il giorno precedente la Quaresima.” E’ molto probabile che negli archivi della città esistano altri documenti riguardanti il Carnevale dei secoli successivi; c’è comunque da aggiungere che la manifestazione viene interrotta a partire dal 1797, anno in cui Venezia, ceduta da Napoleone all’Austria, perde la sua indipendenza e con essa il Carnevale che ritorna solo nel 1979, dopo circa due secoli di interruzione.
Tutto ciò premesso, è facile rispondere alla domanda iniziale: il Carnevale di Venezia è il più antico di tutti. Però, un ulteriore approfondimento è indispensabile per quello di Fano che, in una ipotetica “classifica combinata”, meriterebbe il primo posto perché risulta il più “completo”; infatti, oltre all’antichità, può vantare altri “titoli” molto prestigiosi: la continuità praticamente ininterrotta per ben otto secoli, il grande radicamento popolare e l’esistenza, a partire dal 1871, di un organismo specificamente dedicato all’organizzazione dell’evento. Lo dimostra la ricchissima documentazione archivistica che, partendo dal basso Medioevo, arriva fino ai giorni nostri, per un totale di oltre 330 edizioni (distribuite nei vari secoli), in alcune delle quali si trovano fatti assolutamente originali che potevano verificarsi solo in una città profondamente legata alla tradizione carnevalesca: per esempio, una mascherata del Cinquecento ma soprattutto un’altra di enorme importanza sociale di inizio Settecento organizzata da giovani donne, vere e proprie “femministe ante litteram”; poiché “stan tutto l’anno in casa”, questa “zitelle” (ragazze ancora non sposate) rivendicano il diritto di divertirsi senza la tutela di padri, fratelli, parroci o vescovi; pertanto, decidono cose all’epoca inaudite, come ballare “all’Inglese o francese” con uomini e donne abbracciati con atteggiamenti che secondo il Vescovo dell’epoca sono “peccato mortale”; inoltre, sfilano in maschera insieme ai loro coetanei e utilizzano carri addobbati per l’occasione che possono essere considerati i “progenitori” degli odierni carri allegorici; un particolare che, finora, non è emerso in alcuna manifestazione simile.
La grande rilevanza storica e culturale del Carnevale fanese è purtroppo poco conosciuta e di conseguenza poco valorizzata; a livello locale qualcosa è stata fatta nel 2011, quando nello Statuto comunale è stato aggiunto un articolo che definisce Fano “Città del Carnevale”. Si spera inoltre che a breve si aggiunga anche il riconoscimento di Patrimonio culturale immateriale richiesto all’UNESCO. Il procedimento è stato avviato pochi anni addietro insieme ad altri nove Carnevali (Acireale, Avola, Cento, Foiano della Chiana, Melilli, Putignano, San Giovanni in Persiceto, Sciacca e Tempio Pausania) nella convinzione che “l’unione fa la forza” nei confronti di un importante organismo internazionale; forse, non è stata considerata sufficiente la “forza autonoma” della manifestazione fanese che, come è stato evidenziato, è probabilmente senza pari anche al di fuori dell’Italia; un riconoscimento vale di più se non è “a pari merito”; del resto, sono già Patrimonio UNESCO vari Carnevali non solo europei ma anche dell’America del sud che, oggettivamente, non possono vantare gli stessi “titoli” del Carnevale di Fano. Ma c’è tempo per rimediare per evidenziare la sua assoluta rilevanza a livello internazionale.






















