«Sono rimasto scioccato dalle dichiarazioni del di Piandimeleto, Nicolò Pierini, e del sindaco di Macerata Feltria, Massimiliano Gorgolini. Soprattutto il primo, che sembra essersi improvvisato ministro della Sanità, parlando dalla cattedra e lanciando sentenze contro tutti», dichiara Giuseppe Paolini, sindaco di Isola del Piano. «Domenica, all’evento sulla sanità e le aree interne, che si è tenuto al teatro di Macerata Feltria, con gli interventi di Ricci e Bonaccini, non è stato detto nulla di trascendentale, né parole che potessero danneggiare i sindaci dell’entroterra. Al contrario, gli interventi sono stati a favore loro».
«Mi stupisce che si faccia la morale a chi è sempre stato presente, mentre chi oggi si erge a giudice, come Pierini e Gorgolini, ma anche il sindaco di Sassocorvaro, Daniele Grossi, e il sindaco di Urbino, Maurizio Gambini, erano gli stessi che anni fa si incatenavano davanti all’ospedale di Sassocorvaro. E ora vengono a dirci di essere sobri? – dichiara Paolini – e i comitati che allora sfilavano con loro, dove sono finiti? È bene ricordarlo: hanno vinto le elezioni sbandierando il tema della sanità, non perché abbiano fatto qualcosa di realmente diverso rispetto a prima, anzi… hanno peggiorato la situazione, cavalcando semplicemente il populismo del “chiudono tutto” – aggiunge – trovo paradossale poi che Pierini dica nel video di essersi curato in Romagna. Ma allora con quale coerenza viene a dare lezioni a chi, come me, nei momenti di bisogno è andato a curarsi ad Ancona o a Pesaro?»
«Oggi la sanità funziona peggio di prima. Le liste d’attesa sono lunghissime, mancano i medici, e i sindaci di destra si ostinano a tirare la carretta solo perché si avvicinano le elezioni. Sarebbe più opportuno per loro fare silenzio nella speranza che Dio ce la mandi buona» riferisce Paolini.
Sulla gestione dell’assemblea AST Pesaro-Urbino, Paolini precisa: «Gambini e Grossi hanno dichiarato che sono state organizzate due riunioni. Non è vero: ne è stata fatta una sola, e io non ne ho mai convocata una poiché, siccome la destra ha chiuso Marche Nord, la prima riunione, quella di Muraglia, spettava alla dirigenza dell’Ast. Non avevo più quindi alcuna possibilità formale di convocare incontri. Se si fanno affermazioni pubbliche, lo si faccia con correttezza istituzionale e rispetto della verità».
«Sono mesi che sentiamo parlare di “sanità migliore” – continua Paolini – ma sfido chiunque a sostenerlo. Le criticità sono sotto gli occhi di tutti. L’ospedale di Fossombrone non è migliorato, quello di Sassocorvaro non ha riaperto. E nessuno di centrodestra sembra rendersi conto che l’ospedale di Urbino rischia grosso, anche a causa della spinta verso l’ospedale di Pergola, che ha tutte le ragioni per esserci in quanto ospedale d’area, ma chi oggi sta male a Piandimeleto va in Romagna, perché ci arriva in tempi più brevi: a Pergola ci vogliono due ore».
«Ha ragione Matteo Ricci quando chiede se la sanità in questi cinque anni è migliorata o peggiorata e bisogna dire onestamente le cose come stanno. La sanità non è migliorata. Punto» afferma Paolini che poi affronta anche il tema del peso decisionale tra piccoli e grandi comuni: «Noi, con Pesaro e l’assessore Luca Pandolfi, avevamo accettato la proposta del sindaco di Fermignano, Emanuele Feduzi, per affinché ad ogni comune corrispondesse un voto, anziché far pesare i comuni in base al numero di abitanti. Gambini invece no e con lui molti sindaci di destra dei comuni più piccoli che prima protestavano per questo principio. Così facendo, i comuni piccoli oggi contano meno rispetto alle città grandi. Pesaro, che è la città più grande, aveva chiesto di contare quanto un comune piccolo: un segnale importante, che Urbino e gli altri non hanno voluto seguire».
«L’entroterra non va privilegiato, ma tutelato in modo diverso, come dice sempre Matteo Ricci – dichiara Paolini – io ho scelto di viverci, conoscendone le difficoltà. Ma ciò che fa male è sentirsi dire cosa fare da chi vive comodamente in città – conclude – all’Abbazia di Fiastra, durante un incontro sull’entroterra, tutti parlavano di soluzioni. Io ho semplicemente detto: “Noi delle aree interne i problemi li conosciamo, ma abbiamo scelto di viverci. Il fastidio è quando chi vive nelle grandi città pretende di insegnarci come si deve vivere”».






















