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Forse in nessuna parte d’Italia esiste un tracciato che per oltre 40 km, senza sostanziali interruzioni e appartenente ad un unico soggetto, congiunge la costa all’entroterra; è l’ex ferrovia  Fano Urbino, chiusa definitivamente nel 2011. In teoria, la legge 128/2017 consentirebbe il suo ripristino ma a due condizioni: – avere finanziamenti (inesistenti) stimabili intorno a 200 milioni; – tali finanziamenti siano “senza oneri per la finanza pubblica (art. 11). Nella sostanza, un ripristino non possibile, come dovrebbe dimostrare lo studio di (non) fattibilità pronto da quasi 5 anni di cui a breve è possibile la pubblicazione.

Di fatto, il tracciato abbandonato dal 1987 è disponibile per altri usi, in particolare come ciclovia all’interno di un corridoio tecnologico in grado di ospitare vari sottoservizi i cui lavori “regalerebbero” gratis un percorso ciclopedonale sicura, lineare e funzionale alla mobilità sostenibile. Ma, finora, niente si è mosso, se non una nuova richiesta dell’ennesimo studio di fattibilità. Emblematica ii caso di Terna, la società incaricata di trasportare un cavo di corrente elettrico dalla costa all’entroterra metaurense. Pur ritenendo “tecnicamente possibile” utilizzare il percorso ex ferroviario, questa  società ha deciso di non farlo, fidandosi di informazioni non adeguatamente approfondite.

Eppure, già nella fase della consultazione del territorio (aprile 2021), alla Terna era stata avvertita dei limiti praticamente insuperabili di quella legge; inoltre, era stato evidenziato che erano a pochissima distanza dai binari le due stazioni elettriche già esistenti, la prima lungo il mare, la seconda in località Carrara di Fano. In pratica, era il tracciato ideale per trasportare il cavo.

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Utilizzando questo corridoio sarebbero possibili altri interventi per dotare la valle del Metauro di altri sottoservizi; in particolare la banda ultralarga per connessioni molto più efficaci di aziende, ospedali, università, comuni, ecc. senza i prevedibili intralci di reti elettriche, idriche, fognarie, gas, reperti archeologici eccetera. In questo modo la valle del Metauro potrebbe fare un salto di qualità in tutti i settori: l’economia, la sicurezza stradale, l’urbanistica, la vivibilità, ecc. Ma è tutto fermo, in attesa che i decisori politici vogliano finalmente occuparsi sul serio di un vero “patrimonio collettivo” colpevolmente trascurato da sempre ma di enorme importanza per tutta la valle del Metauro, e non solo.

Comitato Ciclovia del Metauro

Nell’immagine, la centrale elettrica di Carrara e, in rosso, l’ex ferrovia.

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